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Cose da Pazzi

Cose da Pazzi

Marchini nella terra di nessuno

Il colpo d’occhio dell’Auditorium di via della Conciliazione strapieno ha del clamoroso. Non ci era riuscito Francesco Rutelli, un paio di settimane prima, riducendo la sala alla metà, con dei tristissimi paraventi a dividere la parte strapiena da quella desolatamente vuota. Ci riuscì Matteo Renzi durante il suo tour per il congresso, poi perdente, del 2012. Ci riuscì il Pd alla vigilia delle Primarie del 2013, ma lì a fronteggiarsi c’erano almeno tre candidati forti. Ignazio Marino, David Sassoli e Paolo Gentiloni. E Mafia Capitale non aveva ancora fatto il suo fragoroso ingresso nell’agorà politica.

Ieri, all’apertura della campagna elettorale, Alfio Marchini, con al suo fianco il fido scudiero Alessandro Onorato, si è beato di questa folla. Ma ogniqualvolta ci si trova dinnanzi ad una sala di 2.000 posti strapiena, un buon cronista si deve fare una domanda: perché mai tanta gente? L’impressione è che ieri sia andata in scena la disperazione di tutti quei pezzi del centrodestra romano che vogliono aggrapparsi ad un’ancora di salvezza, pur di continuare la propria carriera politica. C’erano pezzi del Nuovo Centro Destra di Alfano, i giovani azzurri di Berlusconi e qualche osservatore di Forza Italia. Un centrodestra romano che, seppur consapevole della imminente sconfitta alle amministrative romane, vuole comunque perdere bene e non scomparire dal Campidoglio. 

Alfio Marchini oramai può al massimo aspirare a diventare il campione del centrodestra romano. Ci ha provato Francesco Rutelli, durante la prima tappa della Prossima Roma, ad imporlo come chiave di volta per vincere le elezioni nel centrosinistra. Endorsement naufragato dinnanzi al “niet” di Matteo Renzi e di tutto il centrosinistra romano. Promuovere lui a capo della coalizione di centrosinistra avrebbe voluto dire mandare al macero tutta la classe dirigente della sinistra romana. Così come, avrebbe voluto dire mandare in malora tutta quella giovane classe dirigente, dai municipi sino al Comune, che si stava riunendo intorno ai due maggiori contendenti alle primarie a sindaco di Roma. Nonché, dare uno schiaffo a tutti quei militanti dei circoli Pd che, seppur bastonati dalla relazione Barca, continuano ad essere la più grande macchina organizzativa e di consenso della Capitale. 

Così Marchini, dopo la bocciatura nel centrosinistra, si è reso disponibile a diventare il campione del centrodestra. Qui, a fronte di un raccogliticcio esercito politico falcidiato da Mafia Capitale, da un Berlusconi bollito e da una Giorgia Meloni impegnata a litigare con Matteo Salvini, ha dovuto comunque prendersi tre sonori ceffoni. Il primo da Giorgia Meloni, il secondo da Silvio Berlusconi e il terzo da Francesco Storace. Ed arriviamo all’adunata di ieri in via della Conciliazione. Il ceffone questa volta lo ha sferrato Marchini. Tanto che Matteo Salvini, tipico “homo nordicus” dai modi spicci e pratici, se ne inventa una al giorno pur di disinnescare la candidatura di Guido Bertolaso e promuovere Alfio Marchini. L’ultima trovata sono le Primarie con un solo candidato: Guido Bertolaso. Il popolo del centrodestra romano sarà chiamato ad esprimere il suo gradimento o meno su Bertolaso. Però, anche se quest’ultimo dovesse fare una figuraccia, per Marchini la traversata nel deserto del centrodestra non sarà finita. Infatti, affondato Bertolaso, toccherà a Giorgia Meloni immolarsi e candidarsi a sindaco di Roma. E allora Alfio Marchini sarà nel proverbiale “cul-de-sac”. 

Marchini, al di là delle sue parole, al di là della sua narrazione che lo vuole il candidato che salta gli steccati della destra e della sinistra, sa bene che una candidatura senza alcuna forte connotazione politica non va da nessuna parte. Fuori dalle due maggiori coalizioni di destra e di sinistra, lui è politicamente morto. Anche perché, ad occupare lo spazio dell’elettore non ideologizzato, ci ha già pensato il Movimento 5 Stelle con Virginia Raggi. 

Sicché, Marchini deve convincere i maggiorenti del centrodestra romano. Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Francesco Storace. Altrimenti, per la seconda volta sarà destinato a rimanere con il cerino in mano nella terra di nessuno. Disertando, così come fece durante la scorsa amministrazione, il suo posto in Campidoglio per mandare Alessandro Onorato a fare l’opposizione. Mentre lui, una volta ogni due mesi, si accomoderà sulle ben più comode poltroncine di qualche talk show de La 7 e farà ciò che gli piace di più: giocare a fare l’anti-Renzi e l’anti-Berlusconi. Per il divertimento e lo spasso di chi lo guarderà.

Cose da Pazzi

Cronache locali, cronache marziane, sceneggiature per lungometraggi nel cassetto. Il mantra è "ci sono diversi punti di vista ma la verità è una sola", con buona pace del Pensiero debole.



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Commenti (1)

  • lo scrivete voi stessi nel vostro articolo: ma che razza di politico sarebbe uno che prova a candidarsi con il centrosinistra poi, quando viene rifiutato, prova col centrodestra? Va bene che di schifezze se ne vedono tante, ma questo palazzinaro almeno la forma la potrebbe salvare.

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