homemenulensuserclosebubble2shareemailgooglepluscalendarlocation-pinstarcalendar-omap-markerdirectionswhatsappenlargeiconvideolandscaperainywarningdotstrashcar-crashchevron_lefteurocutleryphoto_librarydirectionsshoplinkmailphoneglobetimetopfeedfacebookfacebook-circletwittertwitter-circlewhatsapptelegramcamerasearchmixflagcakethumbs-upthumbs-downbriefcaselock-openlog-outeditfiletrophysent_newscensure_commentgeneric_commentrestaurant_companieslocation-arrowcarbicyclesubwaywalkingicon-cinemaicon-eventsicon-restauranticon-storesunnymoonsuncloudmooncloudrainheavysnowthunderheavysnowheavyfogfog-nightrainlightwhitecloudblackcloudcloudyweather-timewindbarometerrainfallhumiditythermometersunrise-sunsetsleetsnowcelsius
Cose da Pazzi

Cose da Pazzi

Elezioni a sindaco di Roma: vi spiego come e perché Roberto Giachetti può vincere

Il Partito Democratico ha scelto il suo candidato, dopo le tribolate primarie. Il Movimento 5 Stelle ha decretato Virginia Raggi vincitrice delle comunarie. Il Centrodestra è in totale caos. Mentre a sinistra del Pd si sta decidendo se fare le proprie primarie, con Ignazio Marino, Stefano Fassina e Gianluca Peciola (e chissà chi altro) pronti a gareggiare. E Marchini, come avevo già scritto mesi or sono, è rimasto con il cerino in mano e si candida da solo.  Ma andiamo con ordine. 

Partito Democratico

giachettitrionfa-2Roberto Giachetti ha vinto le primarie. Subito polemiche all’indomani della sua vittoria, non tanto per la sua affermazione su Roberto Morassut, quanto per le schede bianche dopate. L’obiettivo di bissare i centomila votanti delle primarie del 2013, che decretarono la vittoria di Ignazio Marino, era stato accantonato ancor prima di patire. Così il Pd Roma è stato ossessionato da quota cinquantamila votanti. Tanto ossessionato che, anziché dichiarare i miracolosi quarantaquattromila partecipanti, ha sparato la cifra di quarantasettemila. Il giochino ha retto poco. La realtà è che Roberto Giachetti potrebbe concretamente vincerle queste elezioni, a patto però che il tasso di astensionismo al voto si riveli alto. Molto alto. Con un grande astensionismo il voto militante dei circoli Pd e dei simpatizzanti avrebbe un peso maggiore rispetto al voto di opinione grillino. Tanto Giachetti potrebbe vincerle queste elezioni, che Massimo D’Alema ha bruciato le tappe della querelle interna al Pd. Un attacco frontale al Pd renziano. Che cosa rivela il livore di D’Alema? Che i pezzi del Pd pre-reziano non toccano più palla. Non sono più centrali nel dibattito. Come finirà? Che D’Alema rimarrà da solo tra i filari della sua vigna. Il lato positivo per il Pd è che la diatriba interna al partito sta occupando tutto lo spazio mediatico, lasciando ben poco agli altri schieramenti concorrenti. La road map della revanche della minoranza Dem prevede nell’ordine: la sconfitta alle amministrative, la vittoria del “No” al referendum costituzionale e la riconquista del Partito al prossimo congresso. Progetto troppo ambizioso per avverarsi. Al massimo riusciranno solo a perdere Roma e Napoli. 

Sinistra Italiana
Fassina-2A sinistra del Pd sta succedendo di tutto e di più. Una parte di Sel vorrebbe trovare un accordo con il Pd, riproponendo il format che sta facendo bene al governo della Regione. Una parte più movimentista vuole rompere questo schema. A capo della corrente che vuole la rottura c’è Ignazio Marino che, ironia della sorte, è uno dei fondatori del Pd, con tanto di tessera rinnovata. Dopo la sua violenta defenestrazione dal Campidoglio, Marino vuole vendetta, mandando a sbattere Roberto Giachetti. In realtà, Marino sposta poco in termini di consenso. I Romani ne avevano le tasche piene della sua supposta arrogante alterità ben prima di Mafia Capitale. Ignazio Marino fonderà tutta la sua campagna elettorale sul suo libro “Un marziano a Roma”, nel quale farebbe i nomi e i cognomi di tutti coloro che gli hanno chiesto raccomandazioni e assunzioni. La contro-narrazione però è fin troppo semplice. Basterà ricordargli che è stato lui, durante la campagna elettorale del 2013, ad andare in visita alla cooperativa di Salvatore Buzzi. Quella stessa cooperativa alla quale voleva destinare il suo primo stipendio da sindaco. Così come, che è stato sempre lui a dare il benestare ai componenti della sua giunta, alcuni dei quali indagati e già condannati per Mafia Capitale. Ed ancora, che proprio durante la sua giunta gli affidamenti diretti si sono moltiplicati, superando per numero la giunta Alemanno, e facendo la fortuna di Buzzi e company. Insomma, la narrazione mariniana regge poco. Sergio Cofferati ha detto che “A sinistra c'ė spazio per un nuovo soggetto politico". Aggiungerei che c’è sicuramente spazio per perdere, se vogliono inaugurare questo soggetto politico alla vigilia delle amministrative. E, nel caso in cui il centrosinistra romano dovesse perdere Roma, D’Alema, Marino, Fassina dovranno spiegarlo al proprio elettorato. Riuscite ad immaginare la scena? Intanto, Cofferati non ha ancora spiegato ai liguri perché si ritrovano Giovanni Toti presidente.  

Movimento 5 Stelle
virginia_raggi-2Cosa alquanto bizzarra che Virginia Raggi stia convincendo tutti, ma proprio tutti, nella settimana nella quale non ha quasi proferito parola. E tutto questo consenso diffuso, da parte di alcuni organi di informazione, addetti ai lavori ed esponenti politici del centrodestra, dopo appena una conferenza stampa, una puntata a Porta a Porta e una manciata di dichiarazioni in radio. Che abbia trovato la maniera più giusta di condurre questa campagna elettorale: stare in rispettoso silenzio. Le Comunarie, con tutto il rispetto di coloro che vi hanno preso parte, sono una briciola rispetto ai quarantaquattromila votanti alle primarie del Pd. Basti pensare che anche solo un candidato vincente alle primarie alla presidenza di un municipio di Roma ha preso più voti di Virginia Raggi. Ma ad ognuno la propria misura, verrebbe da dire. E qui veniamo al punto già espresso in precedenza: Virginia Raggi sarà anche una gran bella candidata, ma sarà difficile per lei vincere se la percentuale dei votanti non toccherà quota 80%-75%. Si dirà che arriverà sicuramente al ballottaggio e che poi al secondo turno potrà contare sul voto dell’elettorato di destra, tanto da aver scippato lo slogan al centrodestra (#romaairomani). Ma si tratta di ripetere l’exploit di Gianni Alemanno del 2008. Cosa che difficilmente potrà ripetersi, poiché Alemanno era contrapposto ad un candidato bollito. E poi a dettare l’agenda del Paese adesso c’è, volenti o nolenti, Matteo Renzi. E semmai, sarà lui a spostare il consenso a Roma, non certo Beppe Grillo o Gianroberto Casaleggio. 

Centrodestra
bertolaso berlusconi-2Qui c’è bisogno di chiamare l’ambulanza. Guido Bertolaso è una candidatura che non ha né capo, né coda. E ciò per ovvi motivi. Due processi in atto, gli scandali dell’emergenza del terremoto de L’Aquila, del pastrocchio del G8 e dei massaggi al Salaria Sport Village. La caparbietà di Silvio Berlusconi nell'insistere su Bertolaso sembra nascondere ragioni di ordine personale. Nulla di nuovo, trattandosi di Berlusconi. Semmai sarebbe gustoso capire quali sono queste ragioni personali che legano Berlusconi ad un sicuro candidato flop. Sulla faccenda del candidato, in realtà, si sta giocando una partita tutta nazionale. Con il duo Matteo Salvini e Giorgia Meloni che cercano di scalzare, dalla seppur oramai debole leadership, Berlusconi. Ma anche tra Salvini e Meloni c’è competizione. Ma oramai è chiaro come la candidata più accreditata e più ragionevole sia Giorgia Meloni. Cosa, peraltro, scritta mesi or sono proprio su questo blog. Anche se Giorgia Meloni, che potrebbe pure arrivare al ballottaggio, difficilmente potrebbe vincere al secondo turno. D’altronde il candidato per vincere a Roma il centrodestra lo aveva già: Alfio Marchini. 

Lista Marchini
alfioMarchini-1-3La domanda è: perché il centrodestra non ha voluto sostenere Alfio Marchini? Ognuno dei tre leader ha avuto le sue buone ragioni. Però la vera ragione che ha spaventato Berlusconi, Salvini e Meloni è che Marchini è l’unico candidato che può pagarsi la campagna elettorale con i propri soldi. Il che comporta un’ampia autonomia di pensiero e di azione. I leader della coalizione del centrodestra non avrebbero toccato palla. Alessandro Onorato, uomo-macchina della Lista Marchini, sostiene che arriveranno al ballottaggio. Cosa difficile da credere. Chi vorrà votare un movimento anti-sistema e non ideologizzato voterà il Movimento 5 Stelle. Chi vorrà votare a destra, voterà Giorgia Meloni. A sinistra non lo voterà nessuno. Gli indecisi se ne staranno a casa. E quindi cosa rimane a Marchini? Lo stesso 10% di elettorato del 2013, ammaliato dalla sua folta capigliatura.

Cose da Pazzi

Cronache locali, cronache marziane, sceneggiature per lungometraggi nel cassetto. Il mantra è "ci sono diversi punti di vista ma la verità è una sola", con buona pace del Pensiero debole.



Attendere un istante: stiamo caricando i commenti degli utenti...

Commenti

    Torna su
    RomaToday è in caricamento