Abitare Roma: le parole per dirlo

Abitare Roma: le parole per dirlo

Il problema degli sfratti riguarda tutta la città

Il prossimo 10 ottobre in tutta Italia si svolgeranno manifestazioni ed incontri in occasione della quarta giornata “antisfratto” dal nome di quella pratica crudele che getta sulla strada sempre più famiglie privandole del godimento del diritto alla casa.

Restiamo a Roma. Secondo il Ministero dell’Interno lo scorso anno sono state emesse dal Tribunale, solo in questa città, 6602 sentenze di sfratto. Ogni giorno quindi 9 famiglie sono state tirate fuori dalle stanze che fino ad allora avevano abitato. A farlo per 3215 volte sono stati gli uomini della forza pubblica. 

Molti di loro impegnati in questo crudele compito – 5491 sono le famiglie tra gli sfrattati nel 2016 che rientrano nella categoria della “morosità incolpevole” - sicuramente si sono trovati a svolgere un’operazione in cui si sono trovati o si potrebbero trovare. 

Perdura infatti l’azione degli sfratti esecutivi da parte delle banche a carico dei “truffati” all’interno dei piani di zona. Molti uomini dei corpi militari abitano in queste residenze dove sono in tanti a dover pagare un canone d’affitto o aver acquistato un appartamento su cui, chi li ha realizzati ha caricato, invece di scorporarle, somme che ricevute come contributo regionale non avrebbero dovuto far parte di quella contabilità. 

L’Asia, l’Associazione degli inquilini e abitanti dell’USB, calcola, secondo quanto dichiarato nel corso di un recente incontro dedicato al tema dell’abitare a Roma, che le cifre che interessano complessivamente la “sottrazione” a pioggia in molti piani di zona di denaro pubblico potrebbero raggiungere il miliardo e mezzo di euro! 

Si tratta di una somma enorme. Pagata da chi la città abita attraverso la tassazione e che, al posto di essere destinata ad abbassare il canone di locazione e il prezzo di acquisto per il raggiungimento del diritto alla casa, viene ingoiata da chi quelle case costruisce. In molti casi, così facendo, i costruttori perseguono un doppio obiettivo.

Il primo, di cui finalmente ha iniziato a interessarsene la magistratura, riguarda l’indebito e criminale impossessamento di fondi pubblici. Il secondo quello di continuare, tenendo alto il costo del “mercato”, a mantenere sfitti un largo numero di appartamenti al riparo dell’aiutino del legislatore nazionale che per questi alloggi “in sonno” ha studiato l’esenzione dell’ICI.  Pronti ad essere offerti alle loro condizioni. 

Questo quando continua l’assenza di ogni politica reale di intervento pubblico. Servirebbero, solo a Roma, almeno 10 mila alloggi. Alle 15 mila famiglie romane in graduatoria, che hanno un diritto riconosciuto all’accesso, è stato risposto con la consegna di soli 500 appartamenti.  

Non è però un problema solo di loro o dei tanti, molti tra questi, che sono dovuti ricorrere ad un’occupazione. Gli sfratti riguardano tutti. Nessuno può pensare che il problema non lo tocca. Continuerà a intercettare l’abitare di tutti finché da parte dell’amministrazione si continuerà a pensare al problema della casa in modo staccato da quello della città.

Non colpisce a questo proposito che da parte del Comune ci si rivolga a chi le case le tiene sfitte (i costruttori) chiedendo loro la disponibilità ad aprire quelle porte. Colpisce il fatto che entro il prossimo 3 novembre il Comune ricerchi 800 alloggi per farla finita con i C.a.a.t (ovvero i residence dove sono stipate le famiglie in assistenza alloggiativa) ma che, rivolgendosi agli stessi proprietari di case, si dica disposto a corrispondere un canone d’affitto a prezzi di mercato.

Un’ offerta molto vantaggiosa per quei proprietari che, se accettata, di fatto inciderà ancora in modo più pesante sulla possibilità di calmierare il mercato degli affitti con la conseguenza del tutto reale, stante l’attuale stato di crisi, che il numero degli sfratti per necessità incolpevole sia destinato a crescere.

Pur se viene dalla LUISS (l’ università voluta dalla Confindustria)  e non è estranea al mondo del real estate la nuova assessora «alle politiche abitative» non sembra tenere in considerazione quanto riportato da una recente ricerca inglese: "Se i prezzi del cibo fossero aumentati come quelli degli alloggi, oggi un pollo costerebbe 50 sterline".

Perché l’amministrazione capitolina continua a cercare la soluzione rincorrendo chi è causa del problema?

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