Abitare Roma: le parole per dirlo

Abitare Roma: le parole per dirlo

Si può morire per tirar su uno Stadio di calcio?

Nel 2022 i campionati di calcio del mondo si svolgeranno nel Qatar. La notizia che ha catturato le prime pagine dei principali giornali mondiali è che il girone finale si giocherà a ridosso del giorno di Natale. Il paese è in piena fibrillazione edilizia. Ci sono infatti da costruire stadi e infrastrutture. Nove saranno gli stadi nuovi. Due quelli esistenti da ristrutturare.

In tutti, nuovi ed esistenti, sarà garantita una temperatura fissata in 27° resa possibile da giganteschi impianti di raffreddamento alimentati dal sole . La tecnologia e le condizioni “ambientali” permetteranno, così, di ottenere la vivibilità climatica senza produrre alcuna emissione inquinante.

Una tecnologia ed un’ingegneria costruttiva  che gronda, però, di sangue. Da quando  il progetto costruttivo degli stadi è iniziato  sono oltre 1200 gli operai morti per realizzare  le cattedrali del pallone mondiale per un’operazione complessiva per cui il Qatar ha stanziato oltre 200 miliardi di dollari!!!

Nella costruzione  risultano impegnati quasi due milioni di lavoratori stranieri che  prendendo in mano mattoni e cazzuole hanno dovuto consegnare il loro passaporto alle autorità locali. Lo riavranno quando l’opera a cui hanno legato la loro, è il caso di dirlo, vita sarà terminata,. Tirata a lucido  e pronta per il primo fischio d’inizio.  Fino ad allora non potranno uscire dal paese.

Non è un caso che nelle stesse statistiche che il governo del Qatar è stato costretto a rendere pubbliche, relative al numero dei decessi avvenuti durante la costruzione degli stadi, ben 29 sono i casi di suicidio. Molti anche  quelli avvenuti per arresto cardiaco. Si lavora in turni lunghissimi con temperature che sfiorano i 50°.

Un massacro. Una delegazione dei sindacati degli edili italiani CGIL, CISL e UIL èvoluta andare a vedere con i propri occhi. Hanno visto e raccontato di turnazioni terrificanti, di famiglie a cui neppure viene rispedito il corpo del proprio familiare caduto sul cantiere, di una situazione che se resterà ad essere tale costerà la perdita di 4.000 vite umane.

Questo nel silenzio della FIFA ( federazione mondiale del gioco calcio) che decide, volta dopo volta, dove svolgere con scadenza di quattro anni, quei campionati. Niente. Un silenzio assordante. Forse anche per coprire alcune voci, anche ben documentate, di presunte tangenti distribuite in giro per il mondo dalla federazione locale per assicurarsi i giochi.

Di queste morti nessuno parla, così come di morti bianche ed infortuni  se ne parla poco anche in Italia se non per ricordare come, restando all’edilizia, queste siano diminuite nell’ultimo biennio. E’ vero in termini assoluti. Nel 2013  il numero degli infortuni denunciati  dall’INAIL sono calati  del 18,6%.

Ma nello stesso periodo le ore lavorative sono calate del 43% (nel 2013) e il numero degli addetti  del 39%. Nel 2014 il calo delle ore ha raggiunto il 49%  e il 45% quello degli addetti.

C’è ancora molto da fare per bloccare le “morti bianche” in edilizia. Ad iniziare con il formare i professionisti impegnati nella progettazione direzione dei lavori a “ragionare” in termini di sicurezza.  A pensare a come rendere sicure le proprie progettazioni . A non limitarsi a riempire moduli e carte senza rapportare compitamente le prescrizioni di legge (81/2008) a quanto si sta tirando su.

Il nostro territorio, è  ora invaso dalla febbre di nuovi stadi  (Roma, Firenze..), ghermito  dalla volontà  politica di realizzare grandi opere, attanagliato dalle varie cricche che con questo vogliono drenare soldi. Tutto ciò ha finito con il distruggerlo facendo prevalere il costruire sull’abitare.  E’ da ricostruire e mettere in sicurezza. Un grande progetto che non può non contemplare, prima di tutto,  la sicurezza di chi sarà chiamato a realizzarlo. Facciamo della sicurezza una parola del vocabolario della ricostruzione. Chi ha affrontato questo problema nel caso dello stadio che si vorrebbe realizzare a Tor di Valle?

Abitare Roma: le parole per dirlo

" Antonello Sotgia. Architetto. Convinto che la ""città è opera collettiva per eccellenza"", non riesce a darsi una ragione del perché si permetta alla rendita dei ""pochi"" di cancellare l'abitare dei ""molti"". "

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Commenti (1)

  • Che bisognerebbe boicottare il campionato.

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