Abitare Roma: le parole per dirlo

Abitare Roma: le parole per dirlo

Il terremoto non è come una guerra, è la guerra

Qualche tempo fa un lettore di questo blog commentando un mio articolo, seppure in modo assai garbato, mi rimproverava del fatto che io considerassi il primo atto del costruire, che io identificavo nel lavoro di scasso del terreno per preparare il grande “buco” destinato ad ospitare la prossima costruzione, una violenza verso la terra. Io parlavo della necessità di “far riposare la terra”, di contenere il consumo di suolo. Di recuperare e mettere in sicurezza il costruito. Fare questo voleva significare più o meno rifiutare, lui diceva, il futuro, tornare alle capanne e alla vita nelle campagne. 

Mi è venuta in mente subito quest’osservazione ricevuta su queste pagine appena, dalla maledetta alba di mercoledì 24 agosto, e poi da allora ininterrottamente, mi sono ritrovato davanti agli occhi il nastro continuo di immagini che riportavano di come il terremoto avesse  messo a terra l’abitare di quei paesi che aveva afferrato. 

Quelle immagini segnalavano come molti di quei tetti collassati fossero stati appesantiti e non legati alle sottostanti murature, come il sisma avesse fatto spanciare mura dove ricorsi di pietra non erano riusciti ad opporsi ai suoi movimenti oscillatori, come, con il suo dimenarsi, il sisma avesse raggiunto e fatto prima vacillare poi schiantato intere partizioni di edifici.  Alcuni afflosciatisi al suolo, altri seguendo un interminabile effetto “domino”. Macerie, crateri, polvere.

Ancora più crudele vedere facciate che, come se fossero state tagliate con una grande lama, esponevano direttamente attraverso gli oggetti che usiamo tutti i giorni, la vita quotidiana che quelle immagini sembravano congelare. 
 
Come una guerra. Questa volta l’attacco non veniva dal cielo o da terra, ma dalla stessa terra. Dalle sue viscere. Come una guerra, distruzione e morti. Tanti. Tantissimi. Tutte vittime innocenti. Lutti difficilmente sanabili, perché al dolore di chi li ha dovuti subire si aggiunge la rabbia di chi vede come la battaglia contro il terremoto nel nostro paese non sia al primo punto dell’agenda delle cose da fare.

Ci sono le leggi. La Microzonazione sismica, la verifica della resistenza dei terreni ad ospitare interventi costruttivi, è obbligatoria. La geomeccanica dei terreni è molto complessa. Possono variare per caratteristiche anche a poche decine di metri l’un l’altro. Conoscere la loro natura e capacità di resistenza è quindi fondamentale. Scopriamo però, che, nessuno può sovrapporsi e intervenire alla dimenticanza (sic) da parte di un’amministrazione di applicare il proprio “piano antisismico”. Si lascia nel cassetto e nessuno può dire nulla. 

Quando poi si passa alla ricostruzione entrano in gioco imprese ed appalti.  Anche a seguito di quello che è successo in alcune “ricostruzioni” (Aquila, Irpinia, Belice) è stato studiato un nuovo codice degli appalti con il fine di eliminare possibili infiltrazioni di organizzazioni criminali e prevenire e combattere fenomeni di corruzione. Codice bloccato perché ancora non è finita la verifica concertativa tra i vari preposti e di conseguenza il codice è inapplicabile per assenza dei necessari decreti attuativi. 

C’è poi il problema dei fondi e degli stanziamenti necessari. Per la ricostruzione e per finalmente dare vita ad opere di prevenzione.  Con un crudele paradosso linguistico, i necessari “denari” da spendere per combattere fenomeni di instabilità devono rientrare in quanto fissato dal patto di stabilità. Da Bruxelles sembrano arrivare notizie poco rassicuranti a fronte la richiesta motivata di sforamento dei limiti imposti per contenere il debito pubblico.

Servono subito 360 miloni secondo le prime stime. Necessari solo per mettere in sicurezza gli edifici che hanno resistito. Poi molti altri, ma c’è una clausola a Bruxelles che spaventa. Si può sforare i limiti di contenimento di spesa in occasione di calamità naturali, anche devastanti, solo se nel territorio devastato esiste una significativa presenza produttiva. Salvare la vita di migliaia di persone viene considerato un investimento. Ancora maggiore di quello in edilizia post sisma, come ha ricordato qualche sera fa uno sciagurato commentatore televisivo. I corpi vengono messi a reddito, valgono solo se producono. Anche i morti.

Il terremoto non è come una guerra. Secondo il modello neoliberista che vorrebbe comandare il mondo e la nostra vita, il terremoto è la guerra perché serve a questi signori, e a chi deciderà di seguirli, di condurre il loro principale obiettivo dichiarare e praticare la guerra costante a bassa intensità contro la povertà. A partire dall’abitare. A partire dai colpi seppelliti da quegli stessi elementi costruttivi per cui la sicurezza è un fastidioso “optional”, che permette, a chi chiamato all’ opera di risanamento, di dire che a lui erano state richieste opere di “miglioramento” non di “adeguamento” sismico. Così chiosa sui giornali l’imprenditore al quale era stata messa nelle mani la scuola di Amatrice!!

Abitare Roma: le parole per dirlo

" Antonello Sotgia. Architetto. Convinto che la ""città è opera collettiva per eccellenza"", non riesce a darsi una ragione del perché si permetta alla rendita dei ""pochi"" di cancellare l'abitare dei ""molti"". "

Attendere un istante: stiamo caricando i commenti degli utenti...

Commenti (6)

  • Complimenti bellissimo articolo ma tralascia almeno due contenuti attinenti alla materia dei terremoti. Si l'evento sismico è una guerra. Ma è in atto una guerra in campo scientifico tra Geologi e Fisici e ciò è emerso in occasione del sisma dell'Aquila con la figura di Giuliani, un ricercatore del Laboratorio del Gran Sasso quindi un fisico, che aveva messo a punto un congegno per la previsione dei terremoti, nella progettazione della macchina non era solo c'erano anche altri fisici Usa. Ma in italia il mondo dei geologi la bocciò perchè in Italia lo studio del terreno in relazione ai terremoti è istituzionalmente affidato ai geologi. Tuttavia la realtà scientifica è altrove: i geologi cercano di prevedere i sisma facendo studi della crosta terrestre conoscibile ai loro strumenti, il pozzo più profondo fatto dall'uomo è di 14km...e con statistiche storiche che hanno dimostrato poco aiuto alla comunità sociale; Gli studiosi della fisica invece, studiando l'atomo sono incappati nell'osservazione del comportamento dei geo-neutrini utilizzando particolari sonde di fabbricazione ed ideazione italiana e si sono ritrovati a fare ricerche nel medesimo campo dei geologi ma con strumenti più avanzati, quindi i fisici decodificando le informazioni contenute nei geo-neutrini che salgono dalle viscere della terra riescono a ad individuare prima che avvenga un sisma, il DNA del sisma che sta formandosi. Altrove geologi e fisici collaborano nella ricerca, ma in Italia no: si fanno la guerra. uindi non è vero che i terremoti non si possono prevenire, questo tabù scientifico va sfatato per il bene di tutti!....secondo tabù è che oggigiorno l'umanità possiede sistemi d'arma per provocare terremoti. In questo caso si parla di Guerra ambientale: non si dice ma chi possiede il sistema d'arma, questa guerra la fa da anni. Si parla tanto del fenomeno delle scie chimiche, ma su quest'altro c'è la più serrata omertà sia istituzionale che scientifica.

    • Giuliani non è un fisico, nemmeno un ricercatore, non ha nessuna laurea, è solo un tecnico di laboratorio, nulla più; non esiste nessuna guerra in atto tra scienziati, esiste solo tra scienziati e ciarlatani che sparano sentenze e "verità" antiscientifiche senza nessun fondamento.

      • http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2013-04-03/sotto-gran-sasso-cercando-154319.shtml?refresh_ce=1 ....Misurare quantità e distribuzione dei geoneutrini permette di comprendere quanta parte del calore proveniente dall'interno della Terra (che è il motore di fenomeni geofisici quali la tettonica a placche e il campo magnetico terrestre) sia dovuta a tali processi di decadimento, e quanto invece sia calore primordiale accumulato nel passato....

      • PS: studio del flusso dei geoneutrini e previsione dei terremoti non hanno nessuna relazione diretta almeno per ora;

        • http://www.focus.it/scienza/scienze/i-misteriosi-neutrini-e-linterno-della-terra ....Si formano dagli elementi radioattivi Sotto la crosta terrestre, infatti, nello strato del mantello, uranio e torio radioattivi funzionano come una stufa che riscalda il pianeta ed è, almeno in parte, responsabile dei movimenti della crosta, quindi delle attività dei vulcani, dei terremoti, della formazione di nuovo fondale marino. Ce lo confermano direttamente i neutrini provenienti dalle profondità del nostro pianeta – i “geoneutrini” - rilevati dall’esperimento Borexino ai Laboratori del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

          • Giulio, perdonami, non basta copiare qualche riga da Focus (che tutto è fuorché attendibile e preciso), per diventare esperti di geologia e geofisica; magari una laurea inerente (come la mia) aiuterebbe :) ; una cosa è studiare su larga scala i meccanismi alla base della tettonica a zolle e dell'evoluzione del pianeta, un'altra, ben diversa, è l'analisi e studio dei precursori sismici, e della loro caratterizzazione in funzione delle zone, su scale di riferimento dimensionali e di estensione territoriale molto più ridotte e che quindi necessitano di informazioni puntuali e dettagliatissime che di certo non vengono dallo studio dei geoneutrini, ma da una caratterizzazione geologica, strutturale e geofisica del territorio (vedi microzonazione sismica), difficile, lunga, costosa, e che poco importa a chi ha bisogno di voti...

Torna su
RomaToday è in caricamento