Abitare Roma: le parole per dirlo

Abitare Roma: le parole per dirlo

L'ex Dogana a San Lorenzo e la fine della città

Anche se la città è la costruzione collettiva per eccellenza i disegni dei piani con cui le case e infrastrutture sono costruite hanno sempre un papà. Come le leggi i Piani Regolatori vengono familiarmente ricordati dal nome del loro principale estensore. Roma fa eccezione. Per tutti l’ultimo piano è tout- court, dal nome del Sindaco che lo ha portato nel 2008 al voto del Consiglio Comunale, quello di Veltroni. Come da tradizione. Era già accaduto nel 1909 quando il piano disegnato dall’ingegner sardo Sanjust di Teulada prese subito il nome del sindaco del tempo Ernesto Nathan che, proprio a causa di questo innovativo strumento urbanistico, fu fatto fuori per aver cercato di opporsi alla febbre edilizia che aveva contagiato la Capitale.

Oggi, restando a Roma, se volessimo trovare un nome per il principale urbanista, per colui che mette mano e computer nel definire le trasformazioni cittadine, non potremmo che riconoscerlo immediatamente nella Cassa Depositi e Prestiti e nelle sue operazioni. Se poi, continuando, volessimo conoscere quali sono le parole con cui la Cassa parla alla città, ci imbatteremmo immediatamente in una sola: valorizzazione immobiliare.

Qualche giorno fa è stato proprio questo giornale, per primo, a farci conoscere in che modo (privato) si trasformerà lo spazio (ex pubblico) della ex Dogana di San Lorenzo. Ancora. Aggirandosi nei pressi di piazza Vittorio, vediamo che a piazza Dante una trasformazione made Cassa è già avvenuta. Qui, l’ex edificio postale presto diverrà la sede dei servizi segreti. La casa nazionale degli 007 nostrani.

Il progetto: The Student Hotel trasformerà l'ex Dogana di San Lorenzo

Andando a vedere di capire qualcosa sfogliando il piano regolatore, quello di Veltroni naturalmente, di tutto questo non troviamo traccia. Eppure il cantiere, nella scacchiera edilizia umbertina sta lì e presumibilmente presto si aprirà quello schiacciato tra la sopraelevata e lo scalo San Lorenzo per portare in servizi abitativi privati a pagamento almeno 500 studenti o “turisti”. Lì dove i cittadini della Libera repubblica di San Lorenzo avevano respinto l’ipotesi di farne un centro commerciale targato Esselunga.

È stata la Cassa a decidere, non solo in questi due esempi, cosa fare e dove farlo. A fare urbanistica con la trasformazione privata di spazi un tempo destinati a funzioni pubbliche. A portare nella città elementi sia capaci di fare rendita che, oltre questa, farsene continui estrattori. A decidere come abiteremo Roma. Tutto regolare per carità. Perché per far fronte al debito pubblico la Cassa Depositi e Prestiti ha ricevuto dallo stato i propri beni che li ha alienati, con la necessità di avere denaro liquido, a poco prezzo. Insieme a terreni ed edifici ha avuto il via libera a farsi immobiliarista e ad offrirli sul mercato al migliore offerente.

Così, restando ai soli due esempi di trasformazione edilizia di cui sopra, un pezzo di San Lorenzo viene ora sottratto dallo spazio della trasformazione del quartiere proprio quando l’Amministrazione sta predisponendo lo strumento attuativo del piano urbano e quindi quell’area strategica la decideranno altri. OUT per il quartiere. Così viene inserita una funzione terziaria in un edificio centrale della città (ex forte sabaudo) caricando una zona, in cui i servizi sono un optional, con oltre 1500 addetti all’intelligence che forse avrebbero potuto trovare un’altra destinazione nel territorio romano.

Si chiama valorizzazione?  Si chiama rigenerazione urbana? Si chiama fine della città. 

Abitare Roma: le parole per dirlo

Antonello Sotgia. Architetto. Convinto che la "città è opera collettiva per eccellenza", non riesce a darsi una ragione del perché si permetta alla rendita dei "pochi" di cancellare l'abitare dei "molti".



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Commenti (3)

  • E' la fine della città se una società olandese decide di investire a Roma per offrire agli studenti una stanza a 600 euro al mese, inclusi tutti i servizi presenti nelle case universitarie del nord Europa? E' meglio che gli studenti continuino a pagare affitti anche più alti e in nero? E' meglio continuare a non farci niente con quello spazio? Le dispiacerebbe farci sapere COSA CI AVREBBE FATTO lei con quel magnifico spazio pubblico in disuso e CON QUALI SOLDI lo avrebbe fatto? Nel XXI secolo fare solo critiche ideologiche non basta più, bisogna fare proposte realizzabili... Saluti

    • Avatar anonimo di Antonello Sotgia
      Antonello Sotgia

      Buongiorno, avrei considerato quell'area all'interno del progetto urbano San Lorenzo che è nei cassetti dell'amministrazione da anni quindi l'avrei messa in gioco nella definizione complessiva del quartiere e non l'avrei fatta definire dall'imprenditore di turno .non mi pare una scelta ideologica ma riportandola all'interno di una decisione pubblica tanto per fare un esempio si potrebbe sempre lì ipotizzare la realizzazione di edilizia sovvenzionata attingendo ai finanziamenti regionali decisi dalla giunta regionale che ha recuperato i fondi ex gescal... insomma la rimetterei in gioco guardando agli interessi dei più  senza affidarla alla rendita dei pochi.una volta si chiamava urbanistica ... grazie dell'attenzione

      • La ringrazio della risposta. Condivido del tutto quanto afferma sul perseguire gli interessi dei più. Lo stallo decisionale del pubblico è legato sia a incapacità che (purtroppo) a volontà politica ed è un dato di fatto che nel migliore dei casi produce immobilismo e spazi in disuso. Mi limito a dire che attirare investimenti esteri per un progetto di livello internazionale (accoglienza residenziale di qualità per studenti in un'area semicentrale e vicina all'università;) non mi sembra la tradizionale speculazione "mordi e fuggi" alla quale siamo tristemente abituati. Non parliamo né delle solite palazzine romane per abbienti, né di grande distribuzione. Dopo quello che si è visto a Roma e dintorni negli anni duemila, indignarsi tanto in questo caso mi sembrava fuori luogo. Tutto qui. Saluti

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