50 anni di colonscopia - l’esame salvavita non fa più paura

In Lazio un nuovo protocollo a favore dei pazienti

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RomaToday

Era il giugno del 1969 quando il prof. Wolff, assieme al collega Hiromi Shinya, praticò al Beth Israel Medical Center di Manhattan la prima colonscopia, perfezionando in questo modo quella tecnica che, ad oggi, è riconosciuta come la più efficace non solo nella diagnosi precoce dei tumori del colon-retto, ma anche nella diagnosi e cura di patologie gravi e invalidanti come, tra le altre, il Morbo di Crohn e la Rettocolite ulcerosa Secondo i dati di AIRTUM (Associazione Italiana Registro Tumori), nel 2018, sono state effettuate oltre 51mila nuove diagnosi di tumori del colon-retto, pari al 15% di tutti i nuovi tumori negli uomini e al 13% di quelli delle donne, confermandosi così come la seconda forma di cancro per entrambi i sessi, preceduta rispettivamente solo da quelli al polmone e alla mammella. A livello mondiale, i dati dell’Istituto Veronesi, indicano una media annuale di 1,8milioni di nuove diagnosi all’anno. Grazie alla diagnosi precoce e alle evoluzioni in campo medico e farmaceutico, oltre che ai cambiamenti degli stili di vita, i dati epidemiologici mostrano una crescita esponenziale della sopravvivenza media dei pazienti affetti da cancro al colon-retto sia a 5 che a 10 anni (Secondo i dati AIRTUM, aggiornati al 2017, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di un tumore al colon è del 66%, mentre per un tumore al retto scende al 62%; a 10 anni scende al 64% per il colon e al 58% per il retto). Tale crescita è senza alcun dubbio imputabile alla diagnosi precoce e alle iniziative di screening, che in Italia, riguardano la popolazione di età compresa tra i 50 e i 69 anni, tranne alcune regioni in cui l’età è estesa a 74. Le percentuali di adesione ai progetti di screening, nel nostro Paese, però mostrano un divario importante che vede il Nord Italia sopra il 70%, mentre il Sud è fermo a poco più del 50% (tale divario si ripercuote, evidentemente, anche sulle percentuali di sopravvivenza a 5 anni che al Sud sono dell’8% più basse che al Nord). Paura degli esami diagnostici, non conoscenza dell’importanza della diagnosi precoce per una prognosi positiva sono solo alcuni dei motivi che ancora oggi frenano l’adesione ai programmi di screening. “Nel Lazio - spiega Roberto Faggiani, presidente regionale di SIED, Società Italiana di Endoscopia Digestiva - ci fermiamo al 38%, un dato allarmante che possiamo e dobbiamo migliorare perché, realmente, dopo l’esito positivo di un test del sangue occulto delle feci, la colonscopia è il solo esame che abbiamo a disposizione per realizzare la cosiddetta prevenzione secondaria e intervenire, spesso già durante la colonscopia attraverso la rimozione di polipi, sul cancro al colon-retto in maniera tempestiva ed efficace”. Da 50 anni a questa parte, la colonscopia ha compiuto passi da gigante fino all’essere oggi una prassi che il paziente può affrontare con tranquillità. “Le evoluzioni - riprende Faggiani - sono state molte e sostanziali, da diversi punti di vista. Per quanto riguarda la tecnologia, oggi, abbiamo a disposizione Videoendoscopi con una migliore performance e con sistema di immagini (Alta Definizione, Filtri elettronici per la luce, Zoom) che permette di evidenziare in maniera pressoché inequivocabile lesioni cancerose o precancerose, distinguendole da altre tipologie. Sul fronte dell’invasività dell’esame e del dolore che lo accompagnava anni fa, oggi, grazie alla sedazione cosciente o profonda, possiamo assicurare al paziente un’esperienza non traumatica e affatto dolorosa”. Un altro scoglio che faceva guardare con preoccupazione e sospetto a questo esame, era la preparazione necessaria alla pulizia intestinale, che oggi è divenuta invece molto più facile e veloce da assumere”. Fino a pochi anni fa, bisognava necessariamente assumere elevati volumi di preparazione, ora, lo stesso risultato si ottiene anche con bassi volumi. “Per tutte queste ragioni è fondamentale sollecitare e sensibilizzare le persone ad aderire ai programmi di screening oncologico che, iniziando dalla ricerca del sangue occulto nelle feci, possono realmente salvare la vita”. Secondo FISMAD (Federazione italiana delle Società Malattie dell'Apparato Digerente), ogni anno 18mila italiani, l’equivalente di una piccola città, guariscono completamente grazie ad una colonscopia: dunque a fronte di una stima di oltre 50mila pazienti cui viene annualmente diagnosticata una forma tumorale all’intestino, 18mila guariranno grazie a un atto endoscopico poco invasivo, non doloroso e, a tutti gli effetti, salvavita. Dal canto suo, la Regione Lazio, al fine di rendere più agevoli e chiare per i propri residenti le informazione sulla colonscopia, ha dato precise disposizioni per la pubblicazione del protocollo sulla preparazione all’esame del colon-retto sul proprio sito istituzionale. “In questo modo - ha reso noto l’assessorato alla Sanità - si eviteranno i disagi e gli inconvenienti per l’utenza della nostra regione. Sul piano pratico la soluzione adottata consentirà al paziente di non procedere sulla base di informazioni acquisite troppo velocemente per telefono. Ulteriori vantaggi saranno costituiti dal risparmio di costi per il paziente stesso e per il servizio sanitario, nonché dalla riduzione delle liste d’attesa”.

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