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VIDEO | Ucciso con un colpo di pistola da un carabiniere, la famiglia di Mauro Guerra ricevuta dal generale Nistri

Parlano la mamma e la sorella di Mauro Guerra a seguito dell’incontro con il generale Giovanni Nistri. Ma anche Riccardo Noury per Amnesty International

 

“Mi ha lasciato parlare per più di un’ora, il mio obbiettivo era quello di spiegargli esattamente cos’è accaduto quel giorno, perchè Mauro è morto”. Con queste parole Giusi Guerra, accanto  sua figlia Elena, iniziano a raccontare l’incontro avuto venerdì 6 settembre con il Comandante generale dei carabinieri Giovanni Nistri. Così, i famigliari dello sfortunato Mauro, il 32enne che il 29 luglio 2015 a Carmignano Sant’Urbano (Padova) è stato ucciso da un colpo d’arma da fuoco sparato dal maresciallo dei carabinieri Marco Pegoraro, sono stati ricevuti al Comando generale dei carabinieri. Un colloquio di oltre due ore, chiesto dallo stesso Nistri a seguito di una lettera che Giusi Guerra ha scritto lo scorso giugno, in cui si era rivolta direttamente a lui facendo leva sulle motivazioni della sentenza del processo di primo grado e che ha stabilito l’assoluzione piena del militare.

Il tribunale di Rovigo, nel dicembre 2018, ha assolto il maresciallo Pegoraro, l’unico imputato del processo per la morte di Mauro, perché il fatto non ha costituito reato, non c’è stato eccesso di legittima difesa da parte del carabiniere. Ma nelle motivazioni, il giudice ha scritto  che "Mauro Guerra non era pericoloso” e mette sotto accusa il Tso che i carabinieri di Carmignano di Sant'Urbano volevano imporgli, senza che però nessun organo competente lo avesse richiesto. In dieci poi lo hanno assediato in casa fino a che, dopo circa tre ore Mauro Guerra, scalzo e in mutande, ha tentato la via di fuga correndo nei campi dove è stato raggiunto dagli stessi carabinieri che lo inseguivano. Nelle motivazioni della sentenza che ha portato all’assoluzione del carabiniere Pegoraro il tribunale ha “condannato”, seppure solo moralmente, le modalità di accerchiamento del giovane trentaduenne ucciso dal maresciallo e il giudice ha pure criticato fortemente la condotta di tutti i carabinieri che hanno innescato una situazione tragicamente assurda. Talmente tragica che Mauro ha perso la vita. La famiglia Guerra, nonostante la sentenza di assoluzione di Pegoraro, non si è mai arresa: chiede e vuole, verità. Così la madre del trentaduenne a giugno, ha scritto una lettera allo stesso Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, Giovanni Nistri che appunto le ha risposto invitandola. 

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“Non solo non vorrei essere nei suoi panni, ma nemmeno nella sua camicia”, ha detto, riportato da mamma Giusi, il Comandante generale dei carabinieri che però ha subito chiarito "che l’Arma, di fronte alle decisioni della magistratura, non può fare niente", racconta la famiglia Guerra. “Il messaggio che ci volevano trasmettere era la vicinanza dell’Arma alla nostra famiglia e questo è arrivato - spiega Elena Guerra, sorella di Mauro -. Ma da parte nostra andremo avanti in ogni sede giudiziaria possibile per far emergere colpe e responsabilità”. “Siamo sicuramente ben lieti che il comandante Nistri ha incontrato la famiglia Guerra, fino a poco tempo fa questo non accadeva - dice Riccardo Noury di Amnesty Italia -. Certo quello che ci auguriamo è che oltre il conforto ci sia una presa di posizione che influisca anche in sede giudiziaria. Questo occorre alla famiglia”. 

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