VIDEO | Mercatone Uno, i lavoratori davanti al cancello chiuso: "Ci hanno tolto la dignità"

Le voci disperate dei lavoratori davanti al cancello ormai chiuso del punto vendita di Mercatone Uno a Tor Tre Teste

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“Ci hanno avvisato con un messaggio la sera prima, ho ancora tutte le mie cose nell’armadietto”. Con queste parole Margherita Moretti, 52enne impiegata nel punto vendita di Tor Tre Teste da 30 anni, riassume tutta la situazione che ha coinvolto più di 1800 dipendenti di Mercatone Uno. Storico gruppo con 55 punti vendita in tutta italia, tre nel Lazio, e che da sabato 23 maggio si sono visti chiudere le serrande dei negozi davanti ai loro occhi. Avvisati del fallimento della Sharnon Holding srl, la società che nell’agosto 2018 l’ha acquistata dopo un commissariamento lungo circa quattro anni, con un messaggio su WhatsApp: “In quel momento stavo uscendo per venire a lavorare - dice Sergio Sansabini, 52 anni, lavoratore di Roma come categoria protetta -, pensa che situazione assurda”.

Tavolo d’urgenza al Mise con il ministro per lo Sviluppo economico Luigi Di Maio, lunedì 27 maggio, poi l’attesa. “La nostra priorità è che venga dato reddito a questi lavoratori - dice Donatella Ajala, sindacalista Filcam Cgil di Roma Nord-Civtavecchia-Viterbo -, ci troviamo di fronte a casi che marito e moglie impiegati nello stesso punto vendita e che ora hanno un nucleo famigliare a stipendio zero. Senza dimenticare che a questi lavoratori fu già chiesto un sacrificio enorme al momento dell’acquisizione di Mercatone Uno da parte di Shernon, con contratti di solidarietà che li ha portati ad orari di lavoro part time. Questo li vincolerebbe anche ad un’eventuale cassa integrazione insufficiente ed è per questo che chiediamo la riaquisizione del gruppo da parte dei commissari, riportando i loro contratti a prima dell’ingresso di Shernon per poi attivare gli ammortizzatori sociali. Questo l’impegno che abbiamo chiesto a Di Maio”.

Mercatone Uno è fallita, i lavoratori lo scoprono dai social: 1.800 a rischio

Mentre nel parcheggio del grosso negozi di mobili si alternano le auto dei clienti: “Sabato mattina al negozio di Monterosi sono dovuti intervenire i carabinieri perché un signore che aveva acquistato che aveva acquistato dei mobili il giorno prima li voleva immediatamente - racconta Maurizio Gabrielli, 55 anni -. Non si è mai vista una situazione del genere, chi doveva controllare, non lo ha fatto”.

Una situazione che non coinvolge solo i dipendenti dello storico gruppo, ma anche imprenditori di aziende fornitrici che vantano crediti per milioni di euro, giovedì 30 maggio convocati al Mise, ma anche i proprietari delle mura dei punti vendita stessi a cui non vengono versati affitti da oltre un anno. Una vertenza che, da tavolo del capo politico del Movimento cinque stelle, attende ora una soluzione.

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