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VIDEO | Coronavirus, parrucchieri di Roma e Fase 2: "Dateci linee guida precise e fateci aprire"

Siamo andati in un negozio di acconciature unisex e un barbiere di Roma, per capire come stanno affrontando i mesi di chiusura ma anche le prospettive per il futuro

 

Con la riapertura fissata al primo giugno, molti dei titolari di negozi di acconciatura e parrucchiere stanno facendo i conti con la realtà. Da una parte le spese, dall’altra i dipendenti in cassa integrazione senza che abbiano mai ricevuto nemmeno un euro. E la prospettiva di affrontare le conseguenze delle serrande chiuse per tre mesi.

Catia Calano è titolare di un salone alla Garbatella da 37 anni, esercizio aperto da sua padre 49 anni fa. Due dipendenti in cassa integrazione, mai erogata. Nicola Matteo ha un barber shop nella zona di Portonaccio dal 1994, 12 dipendenti (anche loro con problemi legati all’erogazione della cassa integrazione). Entrambi con la voglia di ripartire, ma con le indicazioni di sicurezza chiare (dai divisori in plexiglass ai dispositivi usa e getta) in modo tale da fare un investimento mirato, ma soprattutto farsi trovare pronti e senza la paura di contagio, per i clienti e per loro stessi.

Solo a Roma sono 6289 i saloni di acconciatura. Un settore ovviamente messo in difficoltà dalla crisi legata al Coronavirus. “Siamo molto preoccupati per la disattenzione da parte del Governo su un settore strategico per le nostre comunità - dice Stefano Di Niola, Segretario della Cna di Roma -. Tante storie e tanti sacrifici rischiano di essere cancellati per scelte che non dipendono da loro. Secondo i dati a nostra disposizione prevediamo un allarmante calo di fatturato fino all’ 80% nel 2020, considerando che il ritorno alla normalità avverrà molto lentamente e potrebbe comportare un rischio chiusura del 60% delle attività”. Con il rischio che, con i negozi chiusi, si faccia largo il lavoro nero nelle case.

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