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VIDEO | Espropriata da casa di proprietà le assegnano alloggio popolare dopo 26 anni, la storia di Franca

I timori di Franca, invalida di 83 anni, che dopo 26 anni di attesa l'unica opzione offerta dal comune sono case ai piani alti senza ascensore o Quartaccio

 

Doveva essere un giorno di festa, di vittoria. Quella casa tanto attesa era finalmente arrivata. Ma per Franca Proietti Panzini, 83enne invalida, l’incontro all’ufficio Erp del dipartimento comunale non è andato come sperato. “Solo piani alti e senza ascensore, avrei dovuto rimanere bloccata li dentro senza poter nemmeno uscire - dice Franca -. Quindi ho dovuto accettare per Quartaccio ma temo di finire peggio di Bastogi”.

Per chi a questo punto della storia pensa che Franca sia di "troppe pretese", dovrebbe ripercorrere la sua assurda vicenda, come raccontato da Roma Today esattamente un anno fa. Casa di proprietà espropriata per fare delle opere pubbliche con la promessa di un alloggio popolare, due anni al residence di Val Cannuta, 24 a Bastogi. Da situazione provvisoria a definitiva, con questo diritto che diventa negato. 

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Fino alla risposta assurda pervenuta dagli uffici del dipartimento a febbraio 2019: “La casa le è già stata assegnata”. Ma dove? E quando, visto che Franca è sempre rimasta nelle sue quattro mura di Bastogi? “Abbiamo scritto a tutti, perfino alla sindaca Raggi per denunciare l’accaduto - racconta la nipote di Franca, Catia -. Tanto che, miracolosamente, dopo un paio di mesi ci rispondono dicendo che le erano stati assegnati 44 punti. Abbiamo rivendicato i diritti di mia zia, dall’esproprio al fatto che è anziana ed invalida, ed è stata reinserita. Fino ad oggi, la convocazione”. Buchi, errori e comunicazioni fuori dal normale che in questi anni hanno portato la famiglia di Franca a sbattere i pugni contro il tavolo più volte. Ed a produrre una fitta documentazione, tanta che la cartellina fa fatica a contenerla.

“Tra venti giorni mi daranno le chiavi e andrò a vederla accompagnata da un paio di funzionari comunali - spiega Franca -. Se la casa non è disastrata, l’accetterei. Sono stanca, vorrei finalmente riposare”. Ma il timore di ritrovarsi a 83 anni a rivivere il calvario già vissuto, sembra prevalere. Come la rabbia della figlia Ida: “Il comune dovrebbe quantomeno tenere in considerazione la storia pregressa delle famiglie, oltre alle loro esigenze fisiche. Mia madre è invalida, anziana. Possibile che in tutta Roma, dopo 26 anni, non le si poteva garantire un’opzione migliore?”.

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