Viaggio nella storia della Stazione Termini: aperta al pubblico l'antica Cabina Ace

In occasione dell'Open House Roma 2018 gli appassionati hanno potuto visitare quella che era un'eccellenza italiana

C’è stato un tempo in cui il traffico ferroviario in Italia si qualificava tra le eccellenze mondiali, in cui il sistema di gestione era uno dei più sicuri ed efficienti al mondo. La Fondazione Fs Italiane ha permesso agli appassionati del settore di viaggiare attraverso il Novecento, aprendo per la prima volta le porte dell’antica Cabina Ace (Apparato Centrale Elettrico), la torre di controllo che regolava la circolazione ferroviaria a Roma Termini.

Le visite sono avvenute tra sabato 12 e domenica 13 maggio, in occasione della VII edizione di Open House Roma, l’evento annuale che consente di riscoprire centinaia di edifici di notevole pregio architettonico normalmente chiusi.

La visita

Oltre 40 metri di lunghezza, grandi schermi luminosi, 730 levette e una vista mozzafiato sulla stazione: un capolavoro di elettromeccanica in funzione per oltre 60 anni. Quello che può considerarsi un vero e proprio viaggio nella storia è stato diviso in due momenti: uno dedicato alla cabina e uno riservato al suo “clone”, un bunker sotterraneo realizzato sotto ai binari, fatto costruire da Mussolini nel 1936, in previsione della Seconda Guerra Mondiale.

Per gestire il movimento dei treni squadre di oltre 60 ferrovieri salivano ogni giorno a circa 20 metri di altezza, nella torre. Si posizionavano ognuno davanti alle proprie “leve” e attendevano gli ordini del capo stazione che, come un direttore d’orchestra, li dirigeva per preparare il corretto tracciato dei binari.

Ma al suonar delle sirene, che annunciavano un imminente attacco aereo, tutta la squadra correva giù nel bunker a dieci metri di profondità. Dietro le loro spalle venivano chiuse ermeticamente le porte “antigas” e tutti rimanevano lì fino al cessato pericolo. Non c’era tempo per la paura, bisognava resistere, perché uno solo era l’obiettivo: garantire la circolazione dei treni

A suscitare la curiosità dei cultori di archeologia industriale è stata, in particolare, la complessità e l’imponenza delle apparecchiature, eccezionali per l’epoca, nonché l’elevato livello tecnologico delle stesse.

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