Stadio della Roma, la bozza di parere del Politecnico di Torino diventa un giallo

Intervistato nella trasmissione "Te la do io Tokyo" l'ingegner Dalla Chiara, del Politecnico, ha spiegato che la bozza circolata è stata "sottratta al Comune ed anche contraffatta"

Un duplice giallo ammanta il progetto dello stadio della Roma. Continuano infatti a non trapelare notizie sullo studio di fattibilità che il Campidoglio aveva commissionato al Politecnico di Torino. Non solo. Un alone di mistero inizia anche a contornare "il draft", la bozza redatta dall'università piemontese.

Il tentativo di fare chiarezza

Sulla vicenda ha provato a riaccendere l'attenzione Mario Corsi, storico conduttore della trasmissione  "Te la do io Tokyo". Per farlo ha contattato il responsabile della relazione sullo stadio, l'ingegner Bruno Dalla Chiara. Inutili sono stati i tentativi di ottenere informazioni sulla data di consegna del documento, atteso per il 9 gennaio.

L'obbligo di riservatezza

"Il comune può dirvi tutto su questo" ha risposto l'ingegnere alle domande sul mancato invio della relazione al Campidoglio. "Nel contratto abbiamo un obbligo di riservatezza" ha più volte ribadito il professore alle incalzati richieste dello speaker radiofonico. "Ed allora come ha fatto ad uscire quella relazione preliminare?" hanno chiesto i conduttori della trasmissione all'ingegnere. La risposta aggiunge mistero ad una situazione già poco chiara.

La bozza sottratta e riservata

"E' stata sottratta al Comune di Roma ed è stata anche contraffata perchè c'era una scritta trasversale in filigrana in cui c'era scritto 'bozza interna riservata'". Un giallo da chiarire visto che, nella versione circolata ad inizio dicembre, si faceva riferimento ad una viabilità "disastrosa" e ad inevitabili "disagi" che avrebbero vissuto gli automobilisti.

La pagina modificata

Impossibile comunque entrare nel merito dei contenuti dal momento che l'ingegnere, nel corso della conversazione telefonica con Mario Corsi, si è ripetutamente trincerato dietro l'obbligo di riservatezza. L'unica certezza è che, "la prima pagina, per come l'ho vista  io – ha concluso il responsabile della relazione – è stata modificata". Difficile comprendere il motivo di quest'ultima iniziativa che getta discredito su un'operazione i cui contorni, considerando anche l'ondata di arresti dello scorso giugno, appaiono sempre più opacizzati

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