Coronavirus: l'odissea di chi vive per strada, senza una casa per proteggersi dal contagio

A migliaia non accedono nemmeno ai centri di accoglienza. Intanto il Campidoglio annuncia 240 posti notturni trasformati in servizio h24

Se ‘stare a casa’ è la misura più efficace per limitare il diffondersi all’epidemia del Coronavirus, proteggersi e proteggere gli altri dal contagio per migliaia di senza tetto è un’impresa più difficile che per il resto della popolazione. Solo a Roma sono circa 8mila le persone senza fissa dimora. Solo una parte di loro trova rifugio nelle strutture messe a disposizioni dal Comune e dalle associazioni di volontariato, tra centri di prima assistenza e quelli allestiti per l’emergenza freddo. Secondo le stime, almeno 2500 persone restano abitualmente escluse da qualsiasi tipo di accoglienza. Strade che ora sono deserte e che, con ristoranti e bar chiusi, non offrono più nemmeno la possibilità di ‘rimediare’ un pasto. La difficoltà maggiore, sollevata anche dalle associazioni di volontariato, resta comunque quella di garantire misure sanitarie adeguate, a partire dalla possibilità di permettere l'igiene personale.

In questi giorni l’amministrazione capitolina ha annunciato delle misure per aumentare l’offerta di posti di accoglienza 24 ore su 24 all’interno del piano freddo. Una misura assunta anche da altre associazioni come Sant’Egidio o la Caritas, volta a fare in modo che queste persone restino in strada, con tutti i rischi che ne conseguono, il meno possibile.

“Altri 240 ospiti potranno rimanere all’interno delle strutture del Piano Freddo (fino a questo momento aperti solo in orario notturno, ndr) per l’intero arco della giornata e contenere così gli spostamenti”, ha spiegato l’assessora alle Politiche sociali, Veronica Mammì. Questi 240 posti h24 andranno così ad aggiungersi ai 170 già attivi in precedenza. Questo numero, fanno sapere ancora dal Campidoglio, dovrebbe ampliarsi ulteriormente di altri 80 posti h24 nei prossimi giorni.

“Stiamo esaminando ogni possibilità per aumentare ancora di più l’accoglienza e potenziare i servizi per i più fragili”, fa sapere Mammì. Anche ai municipi “che hanno ricevuto fondi capitolini per aprire strutture per il Piano Freddo sul territorio abbiamo fatto arrivare la richiesta di ampliare l’accoglienza dei posti H15 in un regime completo di H24”. Un’altra analisi in fase di studio è quella di utilizzare le strutture dei servizi del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati oggi dismessi”.

Per prevenire problemi di natura sanitaria, “per i nuovi inserimenti sarà fatta una verifica specifica dello stato di salute dei singoli ospiti”, spiega ancora Mammì. Anche il servizio di distribuzione dei pasti a domicilio “è stata rafforzata. Passeranno da 600 a 800 al giorno”. Alle mense sociali, "che servono circa 40 mila pasti al mese, abbiamo raccomandato di prendere tutti gli accorgimenti necessari e trasformare una parte consistente dei pasti in pranzi e cene ‘al sacco’”. Anche questa è una misura volta a evitare il più possibile assembramenti all’interno delle mense e al momento di consumare i pasti.

Aumentano i posti letto, quindi, anche se, come ogni anno con l’arrivo del freddo, anche l’emergenza Coronavirus vede rimanere in strada senza alternative migliaia di persone. Nei giorni scorsi un lungo elenco di associazioni, dall’Arci a Medici senza frontiere, ha scritto una lettera alla sindaca di Roma Virginia Raggi e alla prefetta Gerarda Pantaleone per chiedere un maggiore tutela per le persone senza fissa dimora. ‘#VorreiStareaCasa #restiamoumani’, gli hashtag utilizzati.

“Chiediamo di attuare tutte le misure necessarie per assicurare a chi una casa non ce l'ha, assistenza e condizioni di vita sicure”, si legge nel documento. “Serve la volontà politica di affrontare la situazione e una maggiore capacità di intervento ricorrendo a misure efficaci e attuabili in tempi brevi. Sappiamo che è del tutto insufficiente il numero dei posti a disposizione nel circuito di Roma Capitale: per questo chiediamo di assicurare un posto in accoglienza alle persone senza dimora tramite l’inserimento per quanto possibile nel circuito di accoglienza cittadino e la predisposizione e l’allestimento di ulteriori strutture in grado di assicurare tutela e assistenza a quanti ne abbiano bisogno”.

Per i cittadini stranieri richiedenti asilo o beneficiari di protezione (internazionale o per motivi umanitari), “chiediamo al Prefetto di sospendere le fuoriuscite dai centri per quanti hanno concluso il loro progetto di accoglienza e di accelerare il trasferimento nelle strutture per quanti ne abbiano diritto”.

Anche la Comunità di Sant’Egidio ha lanciato nei giorni scorsi un appello alle istituzioni e ai cittadini “per non lasciare sole le persone più fragili in queste ore di emergenza dettate dal coronavirus”. Tra gli obiettivi della raccolta fondi “ampliare il monitoraggio delle persone anziane o con disabilità che continuiamo a seguire – non potendo visitarli – con telefonate, lettere, messaggi audio e video”.

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Per quanti vivono per strada anche per Sant’Egidio l’obiettivo è ampliare il più possibile il tempo di permanenza nei centri, in modo da evitare di lasciare in strada le persone per troppe ore. “In questi giorni i nostri volontari continueranno a visitare anche le persone che vivono per strada portando loro non solo il cibo ma anche prodotti utili per proteggersi dal contagio (come gel e fazzolettini per disinfettarsi). Le nostre mense per i poveri restano aperte osservando le misure di precauzione per quanto riguarda il numero contingentato delle persone, la distanza tra loro e l’igiene, ma garantendo questo servizio, indispensabile per chi rischia, a causa della minore circolazione, di ricevere meno aiuti e sostegno”.

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