Roghi tossici, niente esercito nè telecamere: per la "Terra dei fuochi" romana solo promesse mai attuate

Il piano illustrato un anno fa ai cittadini è rimasto lettera morta. Per le telecamere il Campidoglio aspetta i fondi del ministero dell'Interno

Immagine d'archivio

A gennaio 2018 si parlava di presidi dell'Esercito e di un commissario straordinario. Un anno dopo, non solo non c'è traccia nè di militari nè di commissari, ma sono al palo anche i progetti di videosorveglianza. I roghi tossici invece, quelli che l'amministrazione aveva promesso di combattere, restano lì, ad appestare giorno e notte i residenti delle periferie, Roma est in testa. 

Da Tor Sapienza, in lotta contro i fumi alla diossina provenienti dall'insediamento di via Salviati, è arrivato in queste ore un dossier sulla scrivania del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. Oltre a un'interrogazione alla sindaca Raggi del consigliere di FdI Francesco Figliomeni. Ma anche a Ponte di Nona, nei pressi del campo di via di Salone, il quadro non è dei migliori. "Abbiamo appoggiato anche noi il dossier inviato a Tajani. I fumi continuino, non sta cambiando nulla" commenta il presidente del cdq Nuova Ponte di Nona Dario Musolino. Idem per Tor Bella Monaca, con discariche di rifiuti ovunque, non solo nei campi rom. 

Strade mai ultimate, parcheggi dismessi, stazioni ferroviarie. Ogni angolo è buono per scaricare rifiuti speciali. A Rocca Cencia, in via di Sant'Alessio, la strada è puntellata di cumuli di immondizia bruciata. "Abbiamo chiesto delle misure straordinarie - ha denunciato l'assessora all'Ambiente del VI municipio Katia Ziantoni - e l'impiego dell'esercito nell'ambito dell'operazione Strade sicure come fu per altre terre dei fuochi". Già, quello promesso lo scorso gennaio e mai arrivato.

Sulla carta erano previste bonifiche, presidi dell'Esercito, e un sistema di videosorveglianza per stanare i responsabili. Il tutto da realizzare con 13 milioni di euro di fondi europei. Il piano era stata avvallato dall'allora ministro dell'Interno Marco Minniti, e non mancarono polemiche contro la sindaca Raggi, rea a detto dal governo allora in carica di non aver inviato la mappatura delle zone a rischio. Colpe e scontri politici a parte, il tutto è finito in cavalleria. E il nuovo ministro Matteo Salvini, seppur affezionato al tema sicurezza, non ha proseguito il lavoro. Anche i progetti per l'installazione degli occhi elettronici intorno agli insediamenti non sono mai partiti. Dal Campidoglio fanno sapere di aver fatto la loro parte. Mancano i fondi, sempre del Viminale. 

Intanto la lotta ai roghi tossici continua con i blitz delle forze dell'ordine. A metà gennaio l'operazione Tellus ha smantellato una filiera illegale, cresciuta intorno al campo di via Salviati, capace di lavorare e trafficare tre milioni di chili di rifiuti metallici: 440mila euro di profitto e 57 indagati. A mancare però è il pugno duro sul piano della prevenzione, dove si prosegue con gli stessi mezzi attuati fino ad oggi: i presidi dei vigili urbani h24 fuori dalle baraccopoli, confermati anche tra gli obiettivi del 2019 fissati dai dirigenti della Polizia locale. Postazioni fisse giorno e notte per i campi di Barbuta, Salviati, Salone e Cesare Lombroso, "saltuari passaggi quotidiani" per Monachina e Gordiani, "vigilanza dinamica" in orario diurno per Castel Romano e Candoni, con affiancamento ai presidi fissi, una volta a settimana, di pattuglie sul territorio per controlli delle aree limitrofe ai campi. Una presenza che negli anni, senza almeno l'ausilio delle telecamere, si è già mostrata insufficiente.

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