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VIDEO | La vita dopo il carcere, i sogni di Mirko: "Se non hai una possibilità quando esci torni a delinquere"

Abbiamo incontrato Mirko durante il suo turno di lavoro a “Vale la pena”, pub fondato dalla onlus “Semi di libertà”

 

“Mai mi sono occupato di cibo, oggi amo mettere creatività nei taglieri che faccio ai clienti”. Con queste parole si può riassumere Mirko, 45 anni, in semi libertà e ad un mese dalla fine della sua condanna che sta scontando nel carcere romano di Rebibbia. Un passato travagliato il suo, diversi reati, più volte dentro. E poi fuori. “Arrivato a questa età mi sono stufato d fare questa vita - racconta Mirko -, grazie a questa possibilità una volta fuori posso lavorare, guadagnare, pagare le tasse. Come tutti i cittadini”.

La possibilità a cui si riferisce Mirko è il lavoro nel pub "Vale la pena", con contratto a tempo indeterminato, che la onlus "Semi di libertà", guidata da Paolo Strano, gli ha offerto dopo un anno di tirocinio all’interno del birrificio. Un’iniziativa, quella di Strano, nata con l’obbiettivo di contrastare la recidiva, ovvero il ritorno a compiere reati da chi, dopo una pena, esce dall’istituto penitenziario. E come si può fare? Dando ai detenuti una prospettiva per il futuro. "Vale la pena" ha così sviluppato un birrificio che produce una decina di varietà di birre artigianali che ormai da qualche anno si possono trovare nei locali e nei punti vendita. Un esempio dei tanti prodotti presenti nell’economia carceraria che prova, in un modo o nell’altro, a raccontare un pezzo della nostra società. Uomini e donne che provano ad uscire dal proprio passato per tornare ad essere “persone come gli altri".

Dal birrificio al pub, “Vale la pena” e la seconda vita dei detenuti

“Quando sei liberante, ovvero quando esci dal carcere, vivi sentimenti contrastanti, felicità e paura, cadere nella trappola di tornare a commettere reati è un attimo, basta l’incontro con la persona sbagliata - continua Mirko -. Ai detenuti va dato un lavoro prima di questo momento. Bisogna metterli nella condizione di affrontare la vita fuori, anche perché usciamo con un debito nei confronti dello Stato legato al nostro mantenimento”. La “diaria” che spetta a chi sconta una pena definitiva.

“Il mio stipendio, ad esempio, non viene versato a me ma a Rebibbia - spiega -, una volta decurtata la parte relativa al mantenimento me lo versano”.  Che prospettive per il futuro? “Continuare a lavorare qui e magari un giorno aprire un pub tutto mio, chi lo sa - conclude Mirko, al momento in regine di semi libertà con l’obbligo di tornare a Rebibbia entro le 23:30 -. Certo è bello rientrare la sera contento di aver fatto qualcosa di buono, senza svegliarsi nel cuore della notte con la paura che ti vengono ad arrestare”, dice sorridendo.

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