Tevere, moria di pesci: sul banco degli imputati finiscono anche i pesticidi

Nei campioni eseguiti dall'Arpa trovate tracce di un insetticida utilizzato in campo agricolo. La commissione Ambiente prova a ricostruire le cause della morte dei pesci tiberini

I campionamenti effettuati dall’Arpa Lazio e dalla Asl Rm1 ancora non hanno prodotto i risultati sperati. In attesa di ottenere maggiori informazioni dai laboratori di analisi interessati, il Campidoglio ha provato a riaccendere i riflettori sulla moria di pesci nel Tevere.

La commissione Ambiente

Arpa, Asl, il Dipartimento Ambiente di Roma Capitale ed il reparto di Tutela Fluviale della Polizia Locale, mercoledì 10 giugno si sono virtualmente seduti attorno ad un tavolo. E nel corso della commissione Ambiente hanno provato, ognuno secondo le proprie competenze, a fornire informazioni utili a risolvere il giallo.

“Riteniamo sia doveroso far luce su questa vicenda, per salvaguardare la fauna ittica e la biodiversità del Tevere. Ora attendiamo gli esiti delle analisi” ha commentato a margine della commissione il pentastellato Daniele Diaco. Ma da oggi, pur restando in attesa delle conferme scientifiche, è già possibile avanzare delle ipotesi. Soprattutto perché delle informazioni in più sono arrivate. L’Arpa ha infatti dichiarato di aver individuato, nel corso dei primi campionamenti, delle tracce di un particolare pesticida, il nicotinoide.

Il pesticida trovato nelle acque

“Si tratta di un insetticida che si utilizza in agricoltura, soprattutto per le colture di mais che abbondano a nord di Roma – ha spiegato Marcello Visca, direttore del Dipartimento Ambiente di Roma capitale – la semina avviene tra marzo ed aprile mentre gli interventi sulle coltivazioni vengono effettuati per tutto il mese di maggio. E’ possibile ipotizzare, quindi, che qualche agricoltore poco avveduto abbia utilizzato questi insetticidi e che poi, le piogge successive, li abbiamo trasportati nel Tevere”.

L'afflusso idrico, l'anossia 

Le quantità di pesticidi finite nelle acque, particolarmente basse in quel periodo, potrebbero aver provocato la morte degli esemplari di cefali e barbi tiberini più grandi. Anche perché, come ha osservato il responsabile del reparto fluviale della Polizia Locale “gli avannotti, ovvero i piccoli pesci, sono tutti sopravvissuti”. Al livello insolitamente basso delle acque, è stato fatto notare sempre dal dirigente della polizia locale, potrebbe aver contribuito anche il recupero del velivolo inabissatosi pochi giorni prima a Roma Nord. In quell’occasione, infatti, si è intervenuti sulla diga di Castel Giubileo, riducendo il flusso delle acque.

Campionamenti e sversamenti

La moria di pesci è stata accertata due giorni più tardi, il 30 maggio. I campionamenti sono invece avvenuti, come da referto della Polizia Locale, nella mattinata del primo giugno. Quando ormai, come aveva già chiarito la Asl Rm1,  i loro organi interni erano in una fase di decomposizione avanzata. Per ora è invece esclusa la pista degli scarichi abusivi. Non sono risultati, per i pattugliamenti eseguiti a piedi dal reparto fluviale della Polizia Locale ed in acqua dalla Polizia Fluviale, né tracce schiumose né oleose. Quindi sversamenti nel Tevere e nell’Aniene per ora non sono stati accertati anche se, è stato fatto notare, i controlli proseguono.

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Le carcasse da rimuovere

Lo scarso afflusso idrico, la mancanza d’ossigeno e la presenza di pesticidi trasportati dalle piogge, sono tutte variabili che s'ipotizza abbiano contribuito alla morte dei pesci. Per averne contezza si attendono però gli ultimi risultati sui campioni d’acqua e sulle carcasse prelevate. A proposito di queste ultime, è stato chiesto anche di sollecitare la loro rimozione, per evitare problemi sanitari alle persone che frequentano le sponde del Tevere.
 

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