Urbi et Orbi, Papa Francesco: "Cessare corsa agli armamenti. Dolore per lo Sri Lanka"

Per la benedizione in piazza San Pietro presenti 70mila fedeli. Bergoglio: "Soluzione politica di pace e giustizia"

Benedizione Urbi et Orbi (foto Ansa)

In settantamila in piazza San Pietro per la benedizione Urbi et Orbi di Papa Francesco. Il Pontefice in occasione del messaggio pasquale ha espresso dolore per le vittime dello Sri Lanka esortando i leader delle nazioni ad essere dei costruttori di ponti, non di muri. Libia, Siria, Sud Sudan, Venezuela tanti gli argomenti toccati da Bergoglio, che ha poi invitato ad utilizzare i social per annunciare la resurrezione di Cristo. 

"Le armi cessino di insanguinare la Libia, dove persone inermi hanno ripreso a morire in queste ultime settimane e molte famiglie sono costrette a lasciare le proprie case". Le parole del Pontefice in mondovisione esprimendo la sua preoccupazione per la complessa situazione in cui versa la Libia. Da qui l'appello: "Esorto le parti interessate a scegliere il dialogo piuttosto che la sopraffazione, evitando che si riaprano le ferite di un decennio di conflitti ed instabilità politica".

Il Pontefice ha poi lanciato un nuovo accorato appello per la pace in Siria. "La Pasqua è anche l'inizio del mondo nuovo, liberato dalla schiavitù del peccato e della morte: il mondo finalmente aperto al Regno di Dio, Regno di amore, di pace e di fraternità. Cristo vive e rimane con noi. Egli mostra la luce del suo volto di Risorto e non abbandona quanti sono nella prova, nel dolore e nel lutto. Egli, il Vivente, sia speranza per l'amato popolo siriano, vittima di un perdurante conflitto che rischia di trovarci sempre più rassegnati e perfino indifferenti". "È il momento di rinnovare l'impegno per una soluzione politica che risponda alle giuste aspirazioni di libertà, pace e giustizia, affronti la crisi umanitaria e favorisca il rientro sicuro degli sfollati, nonché di quanti si sono rifugiati nei Paesi limitrofi, specialmente in Libano e in Giordania".

Il Papa, in occasione del messaggio di Pasqua Urbi et Orbi, ha rivolto il suo pensiero anche ai popoli africani: "Il Cristo Vivente doni la sua pace a tutto l'amato continente africano, ancora disseminato di tensioni sociali, conflitti e talvolta da violenti estremismi che lasciano insicurezza, distruzione e morte, specialmente in Burkina Faso, Mali, Niger, Nigeria e Camerun". Il pensiero di Francesco va pure "al Sudan, che sta attraversando un momento di incertezza politica e dove auspico che tutte le istanze possano trovare voce e ciascuno adoperarsi per consentire al Paese di trovare la libertà, lo sviluppo e il benessere a cui da lungo tempo aspira. Il Signore risorto accompagni gli forzi compiuti dalle autorità civili e religiose del Sud Sudan, sostenute dai frutti del ritiro spirituale tenuto alcuni giorni fa qui in Vaticano. Possa aprirsi una nuova pagina della storia del Paese, nella quale tutte le componenti politiche, sociali e religiose s'impegnino attivamente per il bene comune e la riconciliazione della Nazione".

Pressante l'appello a quanti hanno responsabilità politiche per porre fine alla grave crisi in Venezuela: "La gioia della Risurrezione riempia i cuori di chi nel continente americano subisce le conseguenze di difficili situazioni politiche ed economiche. Penso in particolare al popolo venezuelano: a tanta gente priva delle condizioni minime per condurre una vita degna e sicura, a causa di una crisi che perdura e si approfondisce". L'appello del Papa affinché "il Signore doni a quanti hanno responsabilità politiche di adoperarsi per porre fine alle ingiustizie sociali, agli abusi e alle violenze e di compiere passi concreti che consentano di sanare le divisioni e offrire alla popolazione gli aiuti di cui necessita".

Costruire ponti, non muri. Ammonisce ancora una volta il Papa in occasione del messaggio pasquale Urbi et Orbi. "Il Risorto, che ha spalancato le porte del sepolcro, apra i nostri cuori alle necessità dei bisognosi, degli indifesi, dei poveri, dei disoccupati, degli emarginati, di chi bussa alla nostra porta in cerca di pane, di un rifugio e del riconoscimento della sua dignità", l'esortazione del Papa che invita ad essere "costruttori di ponti, non di muri",

Poi la richiesta i capi delle nazioni affinchè mettano fine alla corsa agli armamenti. "Davanti alle tante sofferenze del nostro tempo, il Signore della vita non ci trovi freddi e indifferenti. Faccia di noi dei costruttori di ponti, non di muri", l'esortazione di Francesco nel messaggio di Pasqua Urbi et Orbi. "Egli, che ci dona la sua pace, - dice il Papa - faccia cessare il fragore delle armi, tanto nei contesti di guerra che nelle nostre città, e ispiri i leader delle nazioni affinché si adoperino per porre fine alla corsa agli armamenti e alla preoccupante diffusione delle armi, specie nei Paesi economicamente più avanzati".

Infine l'appello social di Bergoglio, al termine della celebrazione in piazza San Pietro, ricordando che 70 anni fa per la prima volta un Papa, Pio XII parlava in televisione, invita i cristiani ad utilizzare ogni mezzo messo a disposizione dalla tecnologia per annunciare la risurrezione di Cristo. "Rinnovo i miei auguri di Buona Pasqua a tutti voi, provenienti dall'Italia e da diversi Paesi, come anche a coloro che sono uniti a noi mediante la televisione, la radio e gli altri mezzi di comunicazione. A questo proposito,- dice Francesco - mi piace ricordare che settant'anni fa, proprio nella Pasqua del 1949, un Papa parlava per la prima volta in televisione. Il Venerabile Pio XII si rivolgeva ai telespettatori della Tv francese, sottolineando come gli sguardi del Successore di Pietro e dei fedeli potevano incontrarsi anche attraverso un nuovo mezzo di comunicazione. Questa ricorrenza mi offre l'occasione per incoraggiare le comunità cristiane ad utilizzare tutti gli strumenti che la tecnica mette a disposizione per annunciare la buona notizia di Cristo risorto: per comunicare non solo per contattarci". 

"Illuminati dalla luce della Pasqua, portiamo il profumo di Cristo Risorto nella solitudine, nella miseria, nel dolore di tanti nostri fratelli, ribaltando la pietra dell'indifferenza - esorta il Papa -. In questa piazza, la gioia della risurrezione è simboleggiata dai fiori, che anche quest'anno provengono dai Paesi Bassi, mentre quelli nella Basilica di San Pietro sono della Slovenia. Un grazie speciale ai donatori di questi splendidi omaggi floreali! Non dimenticatevi, per favore, di pregare per me. Buon pranzo pasquale e arrivederci!".

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