Metro Repubblica chiusa, il grido disperato dei commercianti: "Stiamo morendo e il Comune non dà segni di vita"

In piazza cartelli di protesta: "State desertificando la zona". Perdite fino al 70% nei fatturati. Nasce un comitato, l'appello: "Qualcuno si faccia vivo e spieghi cosa sta accadendo"

"Chiusa su disposizione dell'autorità giudiziaria", fino a metà dicembre. Da allora, scomparsa la giustificazione dell'autorità giudiziaria, nessuna motivazione: semplicemente l'annuncio di chiusura. La stazione metro Repubblica è sparita, non esiste più, cancellata dal 23 ottobre, dal crollo delle scale mobili che ha provocato il ferimento dei tifosi del Cska Mosca. I treni passano senza fermarsi. Da Termini si salta direttamente a Barberini. In mezzo il nulla, sotto terra, ma anche e soprattutto in superficie. 

Chi utilizzava la fermata non passa più lì e per i commercianti è un bagno di sangue. Da una settimana il grido si sta facendo via via più forte, grazie ad un comitato - Riapertura Metro Repubblica, il nome - che sta mettendo in atto una serie di iniziative. Oggi per esempio ha tappezzato una parte del colonnato con dei cartelli. Eloquente il contenuto:

"Sono 123 giorni che metro Repubblica è chiusa. State desertificando la zona di piazza della Repubblica e via Nazionale creando gravissimi danni alle attività ai residenti e a tutti coloro che lavorano in questa zona. Vogliamo sapere perché è ancora chiusa e quando riaprirà". 

Cristina Barletta, segretario e portavoce del comitato, nonché titolare di una farmacia, è composta ma decisa nelle sue richieste: "Nessuno ci dice nulla", racconta a RomaToday. "Non sappiamo perché è chiusa, quando riaprirà, se riaprirà. Sono spariti tutti". Era il 23 ottobre quando la scala mobile di Repubblica collassò, provocando numerosi feriti tra i tifosi russi. Raggi accorse subito e rilasciò dichiarazioni poi smentite dalle indagini: "Colpa dei tifosi russi che saltavano". Da allora nulla. "Solo il primo municipio ha convocato una commissione", racconta la Barletta. "Erano tutti presenti, mancava il Movimento Cinque Stelle. L'assessora Meleo si è fatta viva solo tramite fax, spiegando che non poteva esserci"

Dal comitato raccontano anche di un incontro, ottenuto non per le vie ufficiali, con l'assessore al Commercio Carlo Cafarotti: "Gli abbiamo chiesto di intervenire con delle navette. Siamo pronti a mettere a disposizioni gli spazi dedicati al carico e scarico merci per cui paghiamo. Tutto purché la gente torni a passare". Sì, perché la piazza è diventata un deserto. Meno 30% per la Farmacia, fino al -70% per bar e ristoranti. I negozi di via Nazionale fino al traforo non lavorano più. Un bagno di sangue insomma e la rabbia del comitato è soprattutto per il silenzio: "Non chiediamo la luna. Ci dicano almeno qualcosa, diano un segnale, una spiegazione", conclude Cristina Barletta. "Nessuno sta lavorando, non ci sono lavori in corso, quindi perché è chiusa? Che tempi ci sono? Almeno questo pensiamo sia giusto saperlo".

Nel frattempo però le scale mobili continuano ad essere protagoniste in negativo della cronaca. Ieri nella vicina stazione Barberini, dopo il guasto della mattina, è stato un ritorno a casa difficile per i passeggeri pendolari. Il racconto di una passeggera a RomaToday è tragicomico: "Ore 18.45, ora di punta. Centinaia di persone ferme davanti ai tornelli. Non fanno passare o meglio fanno passare a senso unico tra chi deve prendere la metro e chi deve uscire dalla metropolitana. Il motivo? Funzionava solo una scala mobile a cui invertivano il senso di marcia". 

Il racconto diventa amaro: "Gente che doveva prendere treni e tornare a casa dopo il lavoro e turisti increduli davanti a scene inverosimili. Ciliegina sulla torta: non scendete a piedi sulla scala mobile, se vi muovete si rompe". Insomma se a Repubblica si piange, a Barberini non si ride soprattutto perché la sensazione è che, vista la latitanza delle istituzioni, la situazione possa solo peggiorare.

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