La Corte d'Appello condanna Roma Metropolitane: dovrà pagare oltre 20 milioni a Metro C

Riconosciuti al contraente generale una parte di extra costi dell'opera. L'impugnazione è stata dichiarata inammissibile. Resta valido il lodo parziale del 6 aprile 2012

I treni senza conducente, immagine d'archivio

La Corte d'Appello condanna Roma Metropolitane al pagamento di oltre 20 milioni di euro al consorzio Metro C Spa, raggruppamento di imprese affidatario dal 2006 dei lavori per la terza linea metropolitana della Capitale, oggi aperta per un terzo del tracciato originario nella tratta Pantano-San Giovanni. Opera pubblica, lo ricordiamo, tra le più costose (e lente) d'Europa, con le sue 45 varianti in 14 anni di lavori e i suoi circa 700 milioni di euro di extracosti. 

La sentenza è stata pubblicata lo scorso 6 aprile, dà ragione al contraente generale e impone alla stazione appaltante, controllata del comune di Roma, il versamento degli oneri aggiuntivi richiesti da una serie di modifiche apportate al progetto originario tra il 2006 e il 2008. 

Un giudizio che conferma e rende valido il lodo parziale emesso il 6 settembre del 2012, con il quale il Collegio arbitrale, designato per risolvere una controversia avviata nel 2007, riconobbe a Metro C gli extracosti sostenuti per i continui cambi in corsa durante i lavori, per un totale complessivo di 15 milioni e mezzo di euro. 

Nel 2013 poi le parti firmarono un accordo transattivo: al contraente generale arrivarono risorse aggiuntive per 230 milioni di euro dagli enti pubblici finanziatori (Comune, Regione e Governo) e seguì un lodo definitivo del 16 dicembre 2013, passato in giudicato, a sancire la definitiva cessazione della materia del contendere. Appaltante e appaltatore rinunciare ad azioni legali. 

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Ma Roma Metropolitane impugnò comunque il lodo parziale del 2012, avanzando ragioni di nullità stroncate oggi dai togati di via Varisco, con 13 pagine di sentenza che respinge ogni pretesa, dichiarando il ricorso finanche inammissabile. La sentenza del 2012 rimane valida, e ai quei 15 milioni si aggiungono le spese legali.

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