Rifiuti, Cerroni ai giudici: "Roma è una discarica a cielo aperto"

Le dichiarazioni dell'ex patron di Malagrotta al processo

“È sotto gli occhi di tutti che Roma, come la stampa italiana ed estera da anni impietosamente ci ricorda, è diventata una discarica a cielo aperto e che Ama è prossima a Caporetto". Manlio Cerroni, proprietario della discarica di Malagrotta e per anni protagonista della gestione dei rifiuti nella Capitale, è tornato a dare la sua versione dei fatti nel corso di una dichiarazione spontanea nel processo che lo vede imputato insieme ad altre cinque persone per associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti. Per lui il pm Alberto Galanti ha chiesto al giudice Giuseppe Mezzofiore una condanna a sei anni di reclusione. 

“Nel corso di questo approfondito dibattimento riteniamo di aver dato al Collegio, in nome della verità, le prove della inconsistenza delle accuse” ha spiegato Cerroni. “Non posso però non approfittare del diritto che mi è dato di potere affermare oggi qui la mia innocenza e tutta la mia amarezza per lo tsunami che, guidato, si è abbattuto su di me. Sono rimaste senza riscontro le mie reiterate e documentate richieste di interrogatorio avanzate per ben tre volte dai miei legali il 22 luglio, il 7 agosto è il 10 settembre 2013 al rinfocolarsi sulla stampa di notizie che la Procura da più di un anno diligentemente alimentava”. 

Cerroni si è detto “sereno” e convinto che attraverso la decisione del collegio giudicante "riavrò la dignità e l'onorabilità che merito, e a cui tengo più di ogni altra cosa al mondo, per una vita professionale spesa al servizio della collettività che ha avuto inizio il 23 settembre 1946". Cerroni ha parlato delle sue vicende giudiziarie: dal 9 gennaio del 2014, data del suo arresto, per l’ex patron di Malagrotta “è stato tutto un susseguirsi di procedimenti e fascicoli aperti nei miei confronti alla ricerca, permettetemi di dire, ossessiva, di un reato da ascrivermi”. 

L’ultimo in ordine di tempo, “almeno spero”, risale al 27 luglio “con un sequestro impeditivo esteso fino ai miei conti correnti personali che mi hai esposto ad una situazione di disdoro inimmaginabile che, nella prima fase, ha coinvolto anche mia moglie, ancora più estranea a queste vicende e ai loro effetti”. Poi ha aggiunto: “Amaro corollario di questo ultimo provvedimento, il 21 settembre ho dovuto subire anche l'umiliazione di vedermi interdetto l'ingresso a Malagrotta dall'amministratore giudiziario nominato dalla Procura e di avere contatti con i miei ex collaboratori di una vita. Da quel 27 luglio sono sconvolto e la mia mente e il mio spirito sono travagliati da cattivi pensieri di ribellione e di proteste clamorose per fare prendere coscienza ai più alti livelli del misfatto compiuto e dei tanti danni arrecati... non solo a me. Nonostante tutto io ho cercato in tutti i modi di proporre alle autorità soluzioni al degrado per tenere Roma pulita”. 

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