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INTERVISTA | Montuori sulle affrancazioni: "Senza il decreto attuativo le pratiche sono rallentate"

Sulla vicenda delle cosiddette ‘affrancazioni’ parla l’assessore all’Urbanistica del Comune di Roma, Luca Montuori

 

A Roma migliaia di famiglie hanno problemi con abitazioni realizzate in regime di edilizia agevolata comprate negli anni novanta a prezzi fissati per legge e poi rivendute a prezzi di mercato. I Comuni concedevano il nulla osta. I notai firmavano i rogiti. Questo perché il vincolo del prezzo calmierato veniva considerato decaduto dopo 5 o 10 anni dal primo acquisto. 

Guarda il reportage completo: "Il prezzo è ingiusto"

Una sentenza della Cassazione a Sezioni Unite, però, nel 2015 ha stabilito che l’obbligo di vendita a prezzo agevolato non si sarebbe dovuto estinguere con il primo proprietario ma avrebbe dovuto seguire l’immobile. Solo una legge, introdotta nel 2011, ha aperto la possibilità di vendita a valore di mercato: il vincolo poteva essere rimosso trascorsi 5 anni dall’acquisto e dietro versamento di una quota al Comune di Roma, le cosiddette affrancazioni, con tanto di stipula di una nuova convenzione scritta. 

Gli effetti della sentenza si sono fatti sentire quasi subito. La questione delle affrancazioni è diventata un incubo per migliaia di famiglie. Migliaia di persone hanno scoperto di aver acquistato case che ormai potevano essere rivendute a un terzo rispetto a quanto pagate. Migliaia di venditori, che in molti casi non erano al corrente del vincolo e in altri avevano ottenuto dal Comune il nulla osta alla vendita a libero mercato, si sono ritrovati citati in Tribunale per richieste di risarcimenti da centinaia di migliaia di euro. Anche chi l'ha comprata a prezzi di mercato e rivenduta allo stesso modo è stato oggetto di richieste di rimborso da centinaia di migliaia di euro perché, di fatto, dopo la sentenza Cassazione l'appartamento oggetto della compravendita non poteva essere rivenduto se non a un prezzo calmierato.

Alla fine del 2018 interviene la legge di Bilancio con un emendamento che modifica quanto stabilito nel 2011 per le affrancazioni: la rimozione del vincolo, trascorsi i cinque anni, può essere richiesta anche da “persone fisiche che vi abbiano interesse” anche se “non più titolari dei diritti reali sul bene immobile”. Anche i venditori iniziali possono quindi liberare l’immobile dai vincoli del prezzo.

Elaborata da esponenti del Movimento cinque stelle, caldeggiata dai notai, festeggiata dai venditori e osteggiata dagli acquirenti che sostengono che i danni subiti siano maggiori del semplice valore dell’affrancazione, la modifica legislativa ha l’effetto di congelare decine di cause. Al venditore basta avanzare al Comune la richiesta di affrancazione, anche se non ancora effettivamente conclusa, per veder allungare i tempi della procedimento. Le affrancazioni però proseguono a rilento. A distanza di un anno il decreto attuativo che indicherà ai Comuni le modalità di calcolo non è ancora stato approvato.

L’intervista all’assessore Montuori è stata realizzata a metà novembre quando ancora la legge di Bilancio, approdata lunedì 23 dicembre 2019 alla Camera per l’approvazione finale, non era stata definita. Secondo quanto apprende Romatoday il decreto attuativo non è ricompreso.

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