Dopo diciotto anni Roma saluta il Gay Village: la disputa sul nome accende lo scontro con il Qube

La storica kermesse della Capitale naufragata tra difficoltà economiche e burocratiche, al Parco del Ninfeo rimane il "Village" del club di Portonaccio. Luxuria: "Tentativo di sostituzione"

Dopo diciotto anni l'estate romana saluta il Gay Village: il locale cult per la comunità Lgbt e non solo ideato nel 2002 da Imma Battaglia, attivista e organizzatrice del primo gay pride ufficiale d'Italia che si snodò per le strade di Roma nel lontano 1994. 

Roma saluta il Gay Village

Un punto di riferimento per tutta la movida cittadina, consacrato grazie anche alla collaborazione con il Qube di Portonaccio che, nello storico spazio di Testaccio prima e nel Parco del Ninfeo dopo, ha fatto risuonare per anni la musica, i colori, la carica e l'energia della celebre serata del Muccassassina. 

Niente più risorse economiche, fondi pubblici tagliati, burocrazia e regole più stringenti le motivazioni della chiusura del Gay Village, praticamente "fallito", che sparisce così dagli appuntamenti cult delle notti d'estate a Roma. 

Logo arcobaleno e niente discriminazione: ecco il Village

Un saluto a metà. Al posto del Gay Village, in viale dell'Agricoltura, resta infatti il "Village",  "la nuova realtà della nightlife romana nella quale odio, discriminazione e bullismo non sono ammessi" - così recita il messaggio di lancio della prima stagione. Nel logo quell'arcobaleno tanto caro e ricco di significato per lo storico e primo villaggio rainbow; nel palinsesto ancora il Muccassassina. 

Nel verde del Parco del Ninfeo clubbing, entertainment, food & drink saranno infatti ora gestiti da Shlomo, patron della discoteca di Portonaccio. 

La polemica tra Gay Village e Qube

E se prima Gay Village e Qube si strizzavano l'occhio con un format vincente e di successo, adesso la ferita tra le due grandi realtà romane è aperta e profonda. La disputa tutta su quel nome che per gli ex del Gay Village sa di "scippo". 

“È chiaro che  quando ho saputo che apriva una realtà che si chiama ‘Village’ nello stesso quartiere dove c’era il Gay Village non ho potuto che pensare a un richiamo, una strizzatina d’occhio, l’ho visto un po' come un tentativo di sostituzione” - ha detto all'AGI Vladimir Luxuria, per quattro anni direttrice artistica della kermesse arcobaleno. 

"Il Gay Village non esiste più semplicemente perché è fallito" - il laconico commento di Shlomo, che rimane lontano dalle dichiarazioni così come Imma Battaglia, fresca di matrimonio con Eva Grimaldi: "Non ho granchè da aggiungere sul tema Gay Village, per me - ha detto contattata telefonicamente da RomaToday - è stato un anno molto impegnativo. Me ne sono allontanata, ma è tutto qui". 

Un tentativo di spegnere le polemiche sul nascere, dopo quasi vent'anni Roma resta senza Gay Village: al "villaggio" un'eredità che pesa come un macigno. 
 

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