Più tavolini all'aperto per "sconfiggere" il virus: il M5s apre. Cautela contro la deregulation da parte del Pd

Il dibattito è aperto. Dal M5s una mozione per impegnare la sindaca a un intervento sui piani di massima occupabilità. La presidente Alfonsi: "Che non sia un cavallo di Troia"

Tavolini a piazza del Popolo

Più tavolini fuori dai ristoranti, per consentire il distanziamento sociale senza perdere posti a sedere. E poi, è un'ipotesi al vaglio, dei pannelli in plexiglass per isolare le sedute. Il dibattito è aperto: come preparare le attività di ristorazione della Capitale alla cosiddetta fase 2, il post emergenza coronavirus, quando, seppur gradualmente, bar e locali della città potranno finalmente ripartire. 

Cosa chiedono i commercianti

"Fondamentale è ampliare le Osp (Occupazioni di suolo pubblico) del 20, 30% - spiega in commissione Commercio Claudio Pica, presidente Fiepet Confesercenti Roma - perché perderemo il 60% dei posti". Già, si chiede di allargare la maglie delle concessioni per tavolini e dehors, da anni oggetto di un continuo braccio di ferro tra le esigenze dei ristoratori e quelle legate al mantenimento del decoro urbano. 

Distanziare le postazioni per ridurre i contatti tra clienti vorrà dire che un tavolo da sei diventerà da quattro, un tavolo da otto diventerà da sei. Per colmare i posti persi serviranno più tavoli, e preferibilmente all'aria aperta. "Andranno snellite le procedure però - interviene Fabio Mina, vicepresidente di Fiepet Confesercenti Roma - e permettere l'occupazione anche dove non è mai stata concessa, penso alle 450 attività di 154 strade del Centro storico alle quali le Osp sono sempre state negate"

Fase 2, la rivoluzione dei Pmo 

Sulla questione sembra esserci apertura da parte dell'amministrazione comunale. "Stiamo lavorando a iter di rilascio più snelli" replica il presidente M5s della commissione commercio Andrea Coia, firmatario di una mozione votata ieri in Consiglio comunale per impegnare sindaca e giunta al "ripristino delle occupazioni di suolo pubblico che non erano in contrasto con il pubblico interesse" e supportare la commissione "nella modifica dei regolamenti di competenza e nell'impulso alla ripartenza del settore attraverso una task force che rivisiti le occupazioni"

Ancora mancano i dettagli. E saranno necessarie modifiche sia alla delibera 91 del 2019, che regola la materia, sia alla legge 241 del 90, di competenza parlamentare, per accorciare i tempi delle richieste da parte degli operatori. Certo però è il punto di partenza: il settore verrà in parte stravolto e i cosiddetti Piani di massima occupabilità riesaminati. Con il termine, lo ricordiamo, si intendono i mini piani regolatori tarati su una singola via o piazza che sulla base delle norme del codice della strada e di vincoli posti dalla Sovrintendenza, tramite valutazioni di un'apposita Commissione tecnica, fissano le occupazioni di suolo pubblico (Osp) che è possibile concedere. Un impianto normativo che ha dato i suoi frutti ma non senza resistenze da parte dei commercianti già in tempi di ordinaria amministrazione. Figurarsi con la morsa della crisi economica in corso. 

Alfonsi (Pd): "No a deregulation selvaggia"

Sul tema interviene ai nostri taccuini la presidente Pd del I municipio Sabrina Alfonsi. Il parlamentino è competente sulla concessione delle Osp per quanto riguarda i pareri tecnici degli uffici. "Insieme alle forze di maggioranza e di opposizione presenti nel Consiglio municipale, abbiamo deciso di avviare un tavolo di lavoro per dare il nostro contributo in termini di proposte". Diverse o complementari, spiega la minisindaca, rispetto a quelle avanzate dalla maggioranza M5s in Comune. E allora sì alle "agevolazioni alle aziende rispetto al pagamento dei tributi come la Tari o la tassa sulle Osp, ipotizzando anche il loro eventuale azzeramento", ma attenzione a perdere il controllo sul suolo pubblico. 

"Credo che si debba procedere mantenendo il massimo equilibrio tra l'esigenza di salvaguardare la salute pubblica e quella garantire agli esercenti maggiori opportunità di lavoro in un momento difficile, mantenendo comunque un occhio vigile sul mantenimento del decoro delle nostre zone di maggior pregio". Guai insomma a trasformare la crisi attuale "in una cavallo di Troia per una deregulation selvaggia che ci farebbe tornare indietro di decenni in termini di salvaguardia della nostra città". 

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Il no alle barriere in plexiglass

Su un punto però sono tutti d'accordo: niente barriere di plexiglass sui marciapiedi. La proposta è arrivata da alcune ditte private alle associazioni di categoria. Il no è stato netto. "È un'idea che non condivido" spiega Alfonsi. E a rigettarla sono stati gli stessi commercianti, come già accaduto per i balneari sul litorale di Ostia: "Non crediamo sia la soluzione". 

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