Coronavirus Roma, 37 casi al San Raffaele: botta e risposta su origine del focolaio. Oggi test a parenti e contatti stretti

Il monito dell'assessore alla sanità nel Lazio: "Questo focolaio dimostra che non bisogna abbassare la guardia e vanno rispettate tutte le indicazioni"

Inizieranno oggi, presso i drive-in della Asl Roma 3, i test a tutti i contatti stretti ed ai pazienti già dimessi dall'Irccs San Raffaele Pisana di Roma, identificato come nuovo cluster della Regione Lazio.

Qui, secondo i dati forniti dall'assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D'Amato nel tardo pomeriggio del 7 giugno sono risultati ulteriori due positivi e si tratta di parenti di pazienti della struttura: il totale complessivo dei casi positivi al coronavirus sale così a 37.

"Il focolaio è stato contenuto grazie alla tempestività dell'intervento da parte della sanità pubblica. - ha commentato D'Amato  - Questo focolaio dimostra che non bisogna abbassare la guardia e vanno rispettate tutte le indicazioni. Rimangono solo una decina di tamponi su circa settecento che vanno riprocessati per indeterminatezza".

Sull'origine del focolaio, invece, non sono mancate le polemiche. Il Commissario straordinario della Asl Roma 3, Giuseppe Quintavalle ha dichiarato che "è probabile che il caso indice del focolaio sia riferibile ad alcuni operatori della struttura". Una frase che ha innescato subito un botta e risposta con i gestori della clinica intervenuti con una nota ufficiale.

"Contrariamente a quanto riportato nelle comunicazioni regionali, dai dati in possesso della struttura e messi a disposizione della Asl sembra emergere una origine derivata dall'invio di pazienti già positivi da parte di alcuni presidi ospedalieri" ha scritto il San Raffaele. 

"Quanto infine alla citazione nei comunicati e dichiarazioni regionali in merito a presunte "negligenze" della struttura - sottolinea la nota - si precisa nuovamente che al contrario sono state scrupolosamente rispettate ed applicate tutte le disposizioni nazionali e regionali emanate al fine della protezione dei pazienti ed operatori dal rischio contagio da Covid 19. Di tali misure rigorosamente rispettate e' già stata fornita piena evidenza fattuale e documentale alla asl RM 3".

L'irccs San Raffaele di Roma confida, pertanto, "che l'indagine epidemiologica in atto ed alla quale pienamente collabora potrà dimostrare la correttezza dell'operato dell'istituto, smentendo così tali generiche e non dimostrate affermazioni regionali ampiamente riportate da tutti i media con piena riserva della tutela in ogni sede dell'immagine e dell'onore dell'Istituto e dei suoi operatori ai quali va il ringraziamento più sentito per l'abnegazione e lo spirito di servizio e sacrificio sin qui dimostrato".

In serata l'ulteriore precisazione con una nota dalla Asl Roma 3: "Al momento è probabile che il caso indice del focolaio sia riferibile ad alcuni operatori della struttura anche perché, secondo l'ordinanza regionale del 18 aprile 2020, i pazienti ammessi nella struttura, oltre ad essere sottoposti ad un adeguato distanziamento e l'utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, debbono per 14 giorni essere posti in isolamento precauzionale".

La gestione della clinica della Pisana è la stessa della struttura di Rocca di Papa. Qui scoppiò un cluster che contò 159 casi positivi e 17 morti. In quel caso lo scontro tra Regione Lazio e San Raffaele si incentrò allora sulla corretta somministrazione dei tamponi e l'assistenza ai pazienti. La Pisana arrivò ad avviare una procedura di revoca dell'accreditamento

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