Coronavirus, Davide Buccioni ha sconfitto il Covid: "Ora mi attende un'altra sfida"

Il promoter sportivo, noto imprenditore nel campo della ristorazione, ha raccontato i 49 giorni di convivenza con il Covid. Buccioni: "La cosa più dura da affrontare è stata la solitudine"

Nella foto il boxer De Carolis alza il braccio a Buccioni

Davide Buccioni ce l’ha fatta. Il promoter sportivo, titolare della BBT Production e di numerosi ristoranti nella Capitale, ha vinto la personale battaglia contro il nuovo Coronavirus. Ma non è stata una passeggiata neppure per un peso massimo come lui. Provato dopo 49 giorni di combattimento, l’imprenditore romano ha raccontato la sua esperienza, la sfida che ora l’attende sul piano economico, visto che le sue aziende sono chiuse da 50 giorni. Ed anche i traguardi che, con la sua passione per il pugilato, ha deciso di perseguire.

Buccioni, abbiamo appreso della sua malattia leggendo i post pubblicati sui social. Possiamo dire che ha sconfitto il nuovo Coronavirus?

Sì, dopo un tempo che sembrava non finisse più. Ho quasi eguagliato il record dello Spallanzani che era di 50 giorni.

Ma quand’è che ha contratto il virus?

Io penso di averlo preso sul traghetto che da Barcellona mi ha riportato a casa. 

Cosa ci faceva nella città catalana?

Ad inizio marzo le mie attività a Roma si sono fermate per rispettare i vari decreti sul Coronavirus. Ne ho approfittato per andare a Barcellona dove, 40 giorni prima, avevo inaugurato un nuovo ristorante. Poi è tutto precipitato perché il governo spagnolo, da un giorno all’altro, ha deciso di chiudere tutto. Allora mi sono precipitato in aeroporto ed ho visto che tutti i voli per l’Italia erano stati cancellati. L’unico modo che avevo per tornare era via mare.

E quindi ha preso il traghetto di cui ci stava dicendo

Sì ma il fatto è che quella nave era strapiena. Io sono riuscito a trovare un posto in cabina solo perché all’ultimo secondo un passeggero vi aveva rinunciato.

E quand’è che si è sentito male?

Dal giorno successivo ho iniziato ad avvertire uno stato di debolezza, soprattutto alle gambe. Mi sono messo a riposare e con il passare delle ore la situazione è degenerata, soprattutto sul piano respiratorio. Alle 4 e mezza ho chiesto a mia moglie di chiamare l’ambulanza. Sono stato trasportato d’urgenza allo Spallanzani dove, nonostante mi avessero applicato una maschera d’ossigeno, hanno riscontrato dei valori troppo bassi. Ricordo solo che ad un certo punto un medico ha detto “carichiamolo subito” e da allora mi hanno intubato e sedato per tre giorni. Non ricordo praticamente nulla tranne che, al terzo giorno, ho fatto uno strano sogno.

Cos’ha sognato?

E’ strano anche a dirsi. Mi sono venuti in mente dei ricordi che credevo d'aver dimenticato, di quando ero un ragazzo di appena di vent’anni. Forse davvero stavo più di là che di qua. Dopo quei tre giorni le condizioni sono migliorate e mi hanno tolto i tubi e rimesso la maschera d'ossigeno.

Ci diceva che la sua degenza è stata lunga. Qualcosa lo abbiamo letto sui social

Sì, su facebook ho iniziato a raccontare gli ultimi 20 giorni, ma sembrava che il tempo non passasse mai. Ero in una stanza di 15. 16 metri quadrati senza finestre. Solo grazie al telefonino sono riuscito a mantenere i contatti con l’esterno. Ma è stato davvero difficile restare tutto quel tempo senza rivedere la propria famiglia, i propri affetti. Nessuno ne parla ma quella solitudine ti uccide. E’ difficile da spiegare cosa si prova. Nemmeno un recluso vive quella condizione.

Ha trascorso tutto quel tempo in ospedale?

No, quando le cose sono un po’ migliorate mi sono messo in quarantena in un bed and breakfast e così ho potuto vedere dal balcone mia figlia. Non me la sono sentita di tornare a casa per la quarantena, troppo rischioso.

I suoi famigliari invece non sono stati contagiati?

No, lo sviluppo del Coronavirus è stato rapidissimo, non ne hanno avuto il tempo per fortuna. Hanno fatto subito i controlli e non è risultato nulla. Per quanto mi riguarda, dopo sette tamponi, mi hanno comunicato l’esito negativo.

Ed a quel punto è partita una nuova sfida. Sui social ha più volte espresso solidarietà nei confronti degli esercenti che ora si trovano in crisi…

Io ho 93 persone che lavorano per me. Mentre ero in ospedale i miei collaboratori, per non preoccuparmi, hanno cercato di nascondermi le difficoltà cui stavano andando incontro. Ho sei ristoranti che sono chiusi da oltre cinquanta giorni. Uno si trova al Vaticano e, anche quando riaprirà, senza turisti, la vedo davvero dura. Nel frattempo però si devono pagare gli affitti, i rappresentanti, le bollette….

E cosa pensa di fare?

Adesso, finita la battaglia contro il Covid, mi aspetta una scalata di una montagna alta come l’Everest. E’ difficile per chi fa impresa. Io vengo da Primavalle, non mi arrendo mai. Però vorrei che il governo, tra i propri esperti, avesse scelto anche persone che si sono fatte da sole. Che sanno concretamente cosa voglia dire fare gli imprenditori. Io ho dei ragazzi di 24, 25 anni che sono già padri di famiglia, vivono praticamente alla giornata ed ancora devono vedere i sussidi dello Stato. Qualcosa per loro provo a farlo io. Così però non va bene, non va bene per niente.

Lei Buccioni è anche un promoter sportivo. Ed anche lo sport non se la passa bene.

E’ vero ma da quel punto di vista ci sono novità interessanti. Ripartiremo presto con cinque appuntamenti che metteranno in palio altrettanti titoli italiani. Da questo punto di vista dobbiamo ringraziare la Federazione Pugilistica per il lavoro svolto.

E come farete?

Le prossime riunioni pugilistiche saranno a porte chiuse. La Rai ha già mostrato il proprio interesse ed il fatto che non ci sono gli Europei di calcio, ha creato una domanda di sport che gioca a nostro favore. Inoltre sto per lanciare un’App che, a soli 4,90, consentirà di vedere gli incontri di pugilato in pay per view. Così accontentiamo la fame di quanti, come noi, sono veramente appassionati di questo sport.

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I quarantanove giorni di reclusione, imposti dal nuovo Coronavirus, non sembrano aver intaccato la forza di volontà dell’imprenditore romano. Ed ancora meno quella del promoter sportivo. La cima dell’Everest è alta. Ma è lì anche per essere scalata.

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