Lo smart working svuota l'Eur. Bar in crisi: "Abbiamo perso il 90% degli incassi"

Il lavoro a distanza, in un quartiere ricco di uffici pubblici come l'Eur, ha drasticamente ridotto l'afflussi di clienti nei bar: "Tiriamo avanti facendo lavorare solo i famigliari. Ma così è dura"

Trovare parcheggio nel Pentagono, uno dei tanti nomi con cui è conosciuto l'Eur, è diventato estremamente semplice. E’ questa la prima considerazione che viene da fare se si  gira di mattina tra le strade dell'Eur. Soprattutto nella zona compresa tra piazzale Luigi Sturzo, viale Beethoveen e Viale della Civiltà del Lavoro.

I lavoratori in smart working

Là dove prima del Coronavirus s’impiegava molto tempo alla ricerca d’un posto auto, c’è ora l’imbarazzo della scelta. La maggior parte degli uffici presenti in quel quadrante ha ridotto drasticamente la presenza del proprio personale. Gli impiegati, soprattutto negli uffici pubblici, restano a casa in modalità smart working. Con pesanti ripercussioni sulle attività che, proprio sulla loro presenza, hanno sempre fatto affidamento.

Una crisi prolungata

“Il 90% dei nostri clienti sono impiegati, solo che ormai lavorano tutti da casa” racconta ai microfoni di Romatoday Fulvio Mario Candò, titolare del Lounge Bar Frong. Alle 9 di mattina sono davvero pochi gli avventori ed anche i tavolini all’esterno, che affacciano su piazzale Sturzo, sono pressocchè deserti. “Questa fase 2 è paradossalmente peggiore della prima: per gli affitti che, di mese in mese si accumulano, e per il ritardo nel pagamento della cassa integrazione, che dobbiamo anticipare noi ai dipendenti”.

Un quartiere spopolato

Procedendo verso viale Europa, le condizioni non sembrano migliorare particolarmente. La crisi nelle attività di ristorazione, in un quartiere con pochi residenti e molti lavoratori, si fa sentire un po’ ovunque. “A tirare la carretta ormai siamo rimasti solo noi famigliari – spiega Ahmed Hosny, titolare del bar 370 gradi di viale Beethovem– Qui venivano i dipendenti di INPS, dell’Istituto di Commercio Estero, della Fastweb e delle Poste”. Nel quartiere si trova sia la sede centrale che uno dei maggiori uffici postali della Capitale. “Ma sono quasi tutti in smart working e tra quelli tornati in ufficio c’è ancora un po’ di diffidenza”.

La crisi e le istituzioni

Il risultato è che i bar della zona, in un orario durante il quale prima del Covid bisognava mettersi in fila per un caffè, sono praticamente deserti. “Nella fase 1 lavoravamo con l’asporto, adesso abbiamo aperto anche ai clienti ma che differenza c’è? Non viene praticamente nessuno. E per quanto riguarda gli aiuti dello Stato” sottolinea il proprietario del bar 370 gradi “c’è solo il sostituto d’imposta al 60%. Ma se non fatturo che imposte pago?”. La situazione, nel paese, è difficile. Ma per chi basa le proprie entrate su clienti che lavorano da casa, lo è ancora di più.

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