Coronavirus, anche a Roma stop a movida e aperitivi: bar e ristoranti chiudono alle 18  

Le nuove misure contenute nel decreto "Io resto a casa" per gli esercizi di somministrazione. Pica (Confesercenti): "Ancora tante lacune da chiarire sull'applicazione"

Cartello sulla vetrina di un bar

Bar, locali, ristoranti a partire da oggi, primo giorno di applicazione del decreto "io resto a casa", chiuderanno le saracinesche alle 18. Sono le misure, prima applicate alle 14 province del nord d'Italia interessate dal Coronavirus, ora estese con l'ultimo dispositivo emanato dal Governo a tutto il resto del Paese. Anche alla Capitale. 

Cosa si può fare e cosa non si può fare

Nuovi orari anche a Roma 

L'orario di apertura consentito per locali dove avviene somministrazione di cibo e bevande è dalle 6 alle 18. Niente più aperitivi e movida quindi, un freno a tutti quei romani che negli ultimi giorni hanno continuato ad accalcarsi sui marciapiedi fuori da pub e bar dalle 19 in poi, in barba alle raccomandazioni fornite oramai da giorni da esperti e membri delle istituzioni: limitare gli spostamenti allo stretto necessario. Misure importanti per contenere l'espansione del virus che, in termini di numero di contagi, continua a crescere. 

"Decreto lacunoso"

"Ho ricevuto centinaia di chiamata stamattina, in tanti esercenti chiedono chiarimenti, hanno tante domande" commenta a RomaToday Claudio Pica, presidente di Fiepet Confesercenti. Uno tra gli esempi: le gelaterie che sono classificate come attività artigianali però somministrano cibo, possono stare aperte dopo le 18? Come gestire il personale con i nuovi turni? E' richiesto di effettuare la comunicazione via pec all'apposito sportello comunale in caso il gestore decida di chiudere del tutto? "Il decreto è lacunoso, ci sono tante domande alle quali non sappiamo rispondere" continua Pica, senza contare la sofferenza delle attività produttive sul territorio. 

Negozi in sofferenza

A Roma, come del resto nei luoghi a più intenso flusso turistico, sono oramai settimane che i commercianti del Centro storico lamentano il calo di introiti. Da gennaio i turisti scarseggiano. Ora però sono ridotti a zero, e si sta riducendo a zero anche la clientela del posto. "Io resto a casa", così si chiama non a caso l'ultimo decreto del Presidente Giuseppe Conte, limita la vita sociale dei cittadini, con farmacie e supermercati come uniche attività commerciali che restano aperte senza limitazioni. 

"Un negoziante mi ha appena chiamato dicendomi che durante la mattinata aveva incassato 42 euro. I 20mila esercizi pubblici di Roma stanno perdendo una media di 40 milioni di euro al giorno" denuncia Pica, auspicando misure di aiuti economici non solo a livello governativo ma anche per quanto riguarda i tributi locali. "Abbiamo richiesto ad Ama la riduzione della Tari e la sospensione della rateizzazione degli anni precedenti. Idem per l'occupazione di suolo pubblico. Ancora aspettiamo risposte da Cafarotti (l'assessore al commercio, ndr) e dalla sindaca Raggi". 

L'appello di Raggi

Sindaca che intanto ha lanciato il suo appello in linea con il decreto di Governo. "Serve maggior senso di responsabilità. Dovete restare il più possibile a casa e muovervi soltanto se avete reali necessità. Lancio questo appello da Facebook per raggiungere il maggior numero di persone. In queste ore l’Italia, tutti noi stiamo lottando per bloccare la diffusione del corona virus".

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