Castelnuovo di Porto, chiude il secondo Cara più grande d'Italia: spostati 305 migranti, incognita per altri 145

E' l'effetto del decreto sicurezza Salvini. Nel paese alle porte di Roma fiaccolata di vicinanza ai migranti

Castelnuovo di Porto, piccolo centro alle porte di Roma Nord, sta vivendo ore di ansia. Il paese, sede del secondo Cara più grande d'Italia dopo quello di Mineo, è in subbuglio per l'ormai immininente chiusura della struttura. Gli effetti sono nei numeri: 305 migranti verranno spostati in altre regioni, altri 145 vivono un destino incerto, con la strada come prospettiva più probabile; 110 lavoratori, quasi tutti del posto, finiranno per strada. Ovvio quindi che, di ora in ora, la preoccupazione aumenti. 

C'è stato poco tempo per digerire la notizia. Di fatto senza preavviso, oggi sono iniziati i trasferimenti dei migranti. Caricati su pullman vengono portati in altre regioni: quelli di stamattina, secondo quanto si apprende, sono destinati in Basilicata e Campania. Da domani via agli spostamenti in Lombardia, Abruzzo, Emilia Romagna, fino al 26 giorno in cui nella struttura rimarranno solo 145 persone, quelli che hanno ottenuto già una protezione umanitaria e che dovrebbero andare in una struttura per la seconda accoglienza, i cosiddetti Sprar. Peccato però che, effetto del decreto sicurezza voluto da Matteo Salvini, queste strutture chiuderanno. Da qui l'incognita che sta portando molti di questi ospiti a lasciare già ora Castelnuovo di Porto. Destinazione? Sconosciuta. Qualcuno questa mattina ha preso il pullman per Roma. Altri stanno cercando una soluzione alternativa.

"Parliamo di persone che oggi hanno saputo di dover lasciare il centro così su due piedi. Con questa operazione - denuncia il sindaco di Castelnuovo Riccardo Travaglini all'Adnkronos - abbiamo già i primi migranti, al momento una ventina, che non sanno dove andare. Si tratta di titolari di protezione umanitaria, ormai senza più diritto all'integrazione prevista dalla seconda accoglienza con l'entrata in vigore del decreto sicurezza".

Fuori dal Cara il Comune ha allestito una tenda con brandine e coperte per offrire se necessario accoglienza. "Cinque di loro lasciando il centro ci hanno detto di essere diretti alla stazione Termini, mentre io ospiterò questa notte una donna somala con protezione umanitaria. Non sono per la disobbedienza - spiega Travaglini - ma non si può disperdere così un'esperienza positiva di integrazione". 

Nel pomeriggio in programma una fiaccolata di vicinanza ai migranti. "Presenti la società civile, associazioni, parrocchie, il mondo del volontariato, le maestre dei bambini che non hanno nemmeno avuto la possibilità di salutare i loro alunni".

"In un colpo solo", fa sapere il comune di Castelnuovo di Porto, "vengono spazzati via non solo anni di impegno e buon lavoro per un'accoglienza fatta di progetti educativi, inserimento scolastico, corsi ricreativi, iscrizioni alle associazioni sportive  del territorio, collaborazioni volontarie e lavori socialmente utili,  portata avanti dal Comune insieme alla Prefettura di Roma, ma andranno persi anche 107 posti di lavoro dei dipendenti del gestore del  Centro".

Da ieri i lavoratori sono in stato d'agitazione e per giovedì dalle 15 alle 18.30 Fp Cgil, Fisascat Cisl e Uil Fpl saranno in presidio con i lavoratori sotto la sede del Mise, in via Molise a Roma, "per scongiurare la crisi sociale, che, oltre allo sradicamento degli ospiti oramai integrati nel territorio - si spiega in una nota - riguarda anche lavoratori e cittadini dell'area".
 

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