Casale dei cedrati dissequestrato e mai riaperto: "Silenzio dal Comune, revochiamo il contratto"

Chiuso da due anni e mezzo, una sentenza del Tar ha accolto il ricorso dei gestori. Ma lo spazio è rimasto chiuso

L'esterno del Casale dopo mesi di abbandono

Basta fare un giro rapido nelle stanze silenziose e nel giardino incolto. Fuori l'erba alta e dentro, negli spazi al piano terra che affacciano sul verde, rami secchi disseminati su pavimenti e arredi polverosi sono sufficienti a farti percepire l'abbandono. Il Casale dei Cedrati di villa Pamphilj poteva rinascere già sei mesi fa, quando la sentenza del Tar numero 7856/17 del 29 dicembre scorso ha stabilito che non vi erano gli abusi edilizi contestati quasi due anni prima. Ma il Comune non ha mai dato l'ok necessario per la riapertura. E i gestori dell'Ati CoopCulture hanno comunicato il 25 giugno la volontà di annullare il contratto. 

"I presunti abusi risultano inesistenti o quanto meno irrilevanti, l'uso dell'edificio era appropriato, l'amministrazione è stata incoerente ed illogica". Le toghe amministrative, con una serie di sentenze, hanno parlato chiaro. E a fine 2017 è arrivato il dissequestro. Ma nè il Comune, nè il municipio nè la Sovrintendenza hanno mai risposto alle richieste di condivisione della procedura per la riapertura del casale seicentesco. Che infatti non solo rimane chiuso, ma ad oggi non ha più nessuno che se ne occupi. La convenzione tra il gestore e il Campidoglio non c'è più. Così, su quel preziosissimo spazio ristrutturato nel 2000 con i fondi del Giubileo e inaugurato nel 2015 dopo l'assegnazione della gara, cala il sipario. 

"Siamo stati costretti a rescindere il contratto per tutelarci" spiega a RomaToday Giovanna Barni, presidente di CoopCulture che insieme ad associazioni e altre coop di cittadini ha vinto il bando capitolino per il recupero e la riapertura del manufatto, animato per due anni e mezzo da corsi, convegni, lezioni di yoga, mostre. Un avamposto culturale nel verde della villa storica più grande di Roma, oggi preda di atti vandalici e del verde che sta inghiottendo gli spazi.

Perché alla riconsegna del casale da parte dell'autorità giudiziaria, doveva seguire un tavolo istituzionale per la programmazione di alcuni interventi di restauro richiesti dalla stessa Sovrintendenza: una pedana per disabili difforme e un porta da rimuovere in un tramezzatura interna. "Eravamo prontissimi a fare i lavori ma andavano concordati" denunciano dalla cooperativa. "Nessuno dal Campidoglio ci ha risposto". Nonostante le diffide arrivate tramite i legali.

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