Camping River, tutto quello che c'è da sapere sul campo rom sgomberato da Raggi e Salvini

Dall'inserimento nel piano rom, all'ordinanza di sgombero, al ricorso finito all'attenzione della Corte per i diritti dell'uomo

Container distrutti al Camping River

Circa 200 famiglie accampate con valigie, materassi, coperte, effetti personali. Bambini che dormono sull'asfalto. Vigili urbani chiamati a sorvegliare l'area sigillata. E gli sgomberati che tentano di rientrare sotto la pioggia battente forzando i cancelli. E' stata una lunga giornata quella del 26 luglio al Camping River, il villaggio rom di Prima Porta, cominciata male, con l'irruzione nel campo della forza pubblica nonostante la sospensiva della Corte europea dei diritti dell'uomo, e finita peggio, con un vigile ferito dal lancio di un sasso. Sullo sfondo i riflettori mediatici nazionali puntati dall'alba al tramonto sul campo simbolo della nuova intesa Raggi-Salvini per il "ripristino della legalità". Una "bomba" sociale, e politica, esplosa su un piccolo terreno di una strada semi sconosciuta di Roma nord, sul solo campo dove forse le condizioni di vita erano accettabili. Come ci siamo arrivati?

Cos'è il Camping River

Il Camping River era uno dei campi tollerati della Capitale, unico a sorgere su un terreno privato, abitato da circa 400 persone per lo più provenienti da altri insediamenti chiusi, vedi l'ex Casilino 900, da anni gestito dalla cooperativa Isola Verde onlus. Anni di affidamenti diretti che l'Anac ha imposto di interrompere. Da qui il bando sotto l'amministrazione Raggi per la riassegnazione dei servizi, e l'unica offerta pervenuta: quella della stessa associazione finita al centro delle osservazioni dell'Anticorruzione. Che fare?

Perché la scelta di chiuderlo

Per uscire dall'empasse si sceglie di inserire il River, tramite un'apposita delibera, nel piano rom per la chiusura e superamento dei campi varato a giugno 2017 dalla giunta Raggi, inizialmente da applicare (con fondi europei) alle sole baraccopoli de La Barbuta e della Monachina. Dal River parte dunque una prima sperimentazione del piano su piccola scala, da attuarsi tra il 1 luglio e il 30 settembre 2017. I tempi sono stretti. E a scontrarsi subito con grosse difficoltà è la ricerca di una casa alternativa per le famiglie. 

Le difficoltà nella ricerca di una casa

Le opzioni (quelle del piano, fissate in delibera) offerte dal Comune sono: un buono affitto fino a 800 euro al mese per due anni per coprire le spese di una casa da reperire sul mercato privato. La stessa cifra può essere impiegata per un alloggio presso terzi, amici, parenti, conoscenti, o presso strutture ricettive. Cominciano i colloqui dei nuclei familiari con gli operatori sociali del dipartimento capitolino. Ma passano i mesi e in pochissimi riescono a firmare un contratto d'affitto. 

Il fallimento delle misure assistenziali

La prima scadenza, quella del 30 settembre, viene toppata. Il Campidoglio, conscio degli ostacoli incontrati, vara un'altra delibera che allunga la finestra al 31 dicembre, e aggiunge altri strumenti assistenziali (qui tutte le misure). Il bonus affitto viene esteso a tre anni, si può applicare anche a non meglio precisati progetti di "autorecupero" di immobili, e si offre la possibilità di un rimpatrio volontario assistito, con mille euro per un anno a persona di buonauscita, 3mila a famiglia. Il quadro non cambia. Ma il campo va chiuso perché Isola Verde onlus non lo gestisce più e si è trasformato in un'occupazione abusiva de facto. Così il Comune dà mandato ai vigili urbani di rimuovere i container (di sua proprietà, alcuni demoliti) dall'area (privati). Alcuni vengono distrutti. Le famiglie continuano a vivere sul terreno.

L'ordinanza di sgombero

Il 13 luglio la sindaca Raggi firma un'ordinanza che impone alle famiglie di lasciare il River entro 48 ore dalla notifica del provvedimento. Pena l'intervento della forza pubblica. Si fa riferimento a un'emergenza igienico sanitaria: gli impianti dell'acqua potabile e quelli fognari non funzionano come dovrebbero. Uomini, donne e bambini però sono comunque senza alloggio. E non vogliono lasciare il campo. Il Campidoglio ha ordinato uno sgombero forzato senza alternative? Insorgono le associazioni umanitarie, partono appelli, raccolta firme, c'è il monito del monsignor Feroci della Caritas che si dice "inorridito". Niente smuove palazzo Senatorio che avanza sulla linea della fermezza. E sono in molti a pensare che l'ombra lunga del neo ministro Salvini sul tema rom cominci a influenzare anche la politica della sindaca di Roma.

Lo stop della Corte europea 

Fatto sta che sullo sgombero il Campidoglio non arretra. Martedì 24 luglio sono attese le pattuglie dei vigili urbani sul posto per sigillare il River e allontanare le famiglie. Tutti sono informati. Ma a congelare l'intervento ci pensa una richiesta di stop dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. Ha accolto il ricorso di tre abitanti del campo supportati nelle pratiche legali dall'associazioni 21 luglio. Il Comune ha tre giorni di tempo, la scadenza è (era) oggi, venerdì 27 luglio, per inviare alla Corte la documentazione che attesti che sono state offerte alternative alloggiative allo sgombero per i tre ricorrenti. Lo fa, ma ignora lo stop. La polizia locale interviene comunque al campo, un giorno prima del pronunciamento, ufficialmente per scongiurare l'emergenza sanitaria. 

Il Comune sposa la linea Salvini 

E arriviamo a queste ore. Lo sgombero, alla fine, è andato in porto. Il terreno è chiuso e sorvegliato dai vigili urbani. Le famiglie, circa 200, sono rimaste per strada, a pochi metri dai loro vecchi container che oggi non ci sono più. Per il momento hanno deciso di non spostarsi. Sul posto, accanto alle forze dell'ordine, anche gli assistenti sociali che hanno offerto le ultime opzioni possibili: 43 persone hanno accettato di trasferirsi nel centri del circuito di accoglienza di Roma Capitale, al quale sono stati aggiunti circa 60 posti in via Ramazzini presso la Croce Rossa, per non dividere i nuclei familiari, e in via Toraldo. Il Comune ha fatto anche sapere che altri 10 hanno aderito al rimpatrio assistito. Si aggiungono ai 14 che erano partiti nei giorni scorsi, con tanto di viaggio della prima cittadina in Romania per verificare lo svolgimento dell'iter di rientro. Ma ce ne sono altre 200 di persone che sono rimaste senza casa. 

Il ministro Salvini esulta mentre le pattuglie entrano al campo: "Finalmente è in corso lo sgombero". E la sindaca Raggi rivendica la cosiddetta "terza via": il ripristino della legalità ma con attenzione anche all'inclusione dei più fragili. Una narrazione quella della sindaca che fa a cazzotti con l'accampamento formato a pochi metri dall'ingresso del campo, sottoponendola a critiche pesanti (qui tutte le reazioni politiche post sgombero). Radicali e opposizioni di centrosinistra, romane e non, parlano di "salvinizzazione" di Virginia. E anche la 21 luglio, associazione che ha appoggiato gli abitanti del campo alla Corte europea, condanna duramente la sindaca e il ministro leghista: "E' evidente che il governo italiano e il Comune di Roma abbiano deciso di rompere gli indugi, infischiandosene della sospensione, al fine di evitare il giudizio della Corte che già sapevano sarebbe stato negativo nei loro confronti"

E il ricorso alla Corte?

Mentre agli autori del ricorso è stato nel frattempo offerto un posto alla Croce Rossa di via Ramazzini. L'azione legale è dunque decaduta. La Corte ha "riconsiderato la richiesta alla luce delle informazioni fornite dalle parti in data 26 luglio 2018 e alla luce di queste (ha deciso, ndr) di non prolungare la misura ad interim". Ma la questione potrebbe non essere chiusa. Perché rimane l'aver forzato i tempi con lo sgombero messo in atto nonostante la richiesta di sospensiva dell'organo giurisdizionale internazionale. E ci potrebbero essere gli estremi per un'ulteriore azione legale. 

"Si chiude la misura ad interim, relativa allo sgombero, che aveva perso di senso alla luce del mancato rispetto delle indicazioni - spiega la 21 luglio - ma si apre la violazione di altri articoli molto più gravi, tra cui il mancato rispetto della decisione della Corte. Se i ricorrenti vorranno andare avanti potranno "perfezionare" il ricorso dinanzi alla Corte Europea nelle prossime settimane".
 

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