Maltempo a Roma: ecco perchè sono caduti tanti alberi in città

Le manutenzioni da evitare, i monitoraggi da migliorare, le sostituzioni da fare. Sara Sacerdote, esperta in verde urbano, spiega come fare per favorire una corretta convivenza con gli alberi in città

Un platano caduto in via Carlo Felice

Rami spezzati che crollano sui parabrezza o sui tettini delle auto. Alberi che cedono di schianto e che, cadendo, abbattono recinzioni, arredi ed addirittura balconi, com'è successo a Prati. Il maltempo che dal fine settimana si è protratto fino a lunedì 29 ottobre, ha provocato disastri. Si conoscono gli effetti, ma non si ragiona adeguatamente sulle cause. Secondo Sara Sacerdote, esperta di verde urbano e consigliere dell'ordine dei dottori agronomi e forestali della provincia di Roma, occorre riflettere su questi fenomeni. Ma va fatta anzitutto una premessa.

Cosa sta accadendo agli alberi romani, per quale motivo negli ultimi giorni ci sono stati tutti questi crolli?

A livello metereologico quanto successo, con vento a raffica di grande intensità, ha rappresentato una condizione estema. Io ho visto cadere anche alberi che non avevano niente, talvolta con zolle radicali enormi e tuttavia divelte. E questo avviene perchè, per natura, gli alberi sfidano i propri limiti alla ricerca della luce. Di conseguenza, in presenza di particolari condizioni meteo, possono anche cedere

Immagino però che questo non sia la regola

Di norma gli alberi cedono per marciumi radicali, carie del cilindro centrale, branche cadute per potature sbagliate. In questi giorni, a Roma, ho visto davvero di tutto. Se si interviene alterando la sua capacità di resistenza, allora può cedere il ramo o tutto l'albero. Nella maggior parte dei casi succede perchè ci sono dei funghi che degradano il tessuto legnoso. Ma queste sono concause e si associano ad un fattore scatenante che, in questi giorni, era dato dalla grandi raffiche di vento.

Quindi gli alberi non cadono perchè, come vuole un po' la vulgata corrente, non è stata fatta la manutenzione?

No infatti, sfatiamo questa leggenda. Io direi che cadono perchè la manutenzione è stata fatta male. Alle Terme di Caracalla ci sono due o tre platani enormi. Si trovano nel giardino sulla destra, se si procede in direzione Circo Massimo. Questi alberi non sono mai stati toccati e sono infatti meravigliosi.  Tra l'altro, lì, si è spezzato solo qualche rametto. Il motivo è semplice: lì, a differenza dei platani di via Carlo Felice, Prati o del Lungotevere, non abbiamo messo mano. 

Che succede quando viene fatta in maniera sbagliata una potatura?

Quello che accade è che si creano delle ferite e sulle latifoglie si vede meglio, perchè non hanno la resina. Da lì entrano dei funghi che semplicemente mangiano le piante. L'effetto che ne deriva si può osservare sulle ceppaie, al centro delle quali talvolta si notano dei buchi: bene, quelli sono causati dai funghi. E possono avvenire sul tronco, come sui rami, ma anche sulle radici.

Quindi diciamo che le potature estreme, le cosiddette capitozzature, andrebbero bandite. Perchè non lo si è fatto?

Da un punto di vista economico è molto più facile fare dei tagli enormi che degli interventi puntuali. Poi c'è un discorso di consapevolezza: trenta, quarant'anni fa non si era compreso quanto fossero lesive queste operazioni. E questo ha ricadute ancora oggi perchè, un conto è intervire ex novo su una pianta, un altro è trovarsi difronte ad un albero già compromesso da una capitozzatura. E quindi, a quel punto, l'opzione più semplice è quella di farne un'altra. Invece, in acsi estremi, si potrebbe pensare a rinnovare un viale alberato. Per farlo però serve una programmazione lungimirante.

Capitozzature a parte, cosa dobbiamo fare per evitare il ripetersi di quant'è successo in questi giorni?

Occorre fare monitoraggi e non solo visivi. All'occorrenza, quando i tecnici lo ritengono necessario, ci dovrebbe essere la possibilità di farli  anche con adeguate strumentazioni. Poi bisogna sorvegliare duranti gli scavi perchè a me è capitato molte volte di notare che, per mettere dei sottoservizi, siano state recise le radici degli alberi. E infine occorre puntare sulla progettazione, ragionare sul lungo termine, per rinnovare il patrimonio forestale cittadino.

A tal riguardo, ci sono alberi più adatti di altri al contesto urbano?

Certo, bisogna prendere in considerazione il contesto in cui li si mette a dimora. Se ho poco spazo è inutile che vada a piantare il platano.  Quello è un errore di progettazione. E così andrebbe evitato di mettere dei grandi alberi vicino alle case perchè, necessariamente, sarà chiesto poi di intervenire con delle potature. 

Monitoraggi e programmazione. Sono queste le parole chiave?

Sì, anche se nel caso della programmazione si tratta di fare delle scelte che sono politiche. Nel Nord Europa io vedo che ci sono paesi in cui si decide di piantare degli alberi sapendo che poi, dopo trent'anni, vanno sostituiti. Nel frattempo non gli fanno niente. Noi non abbiamo purtroppo questa lungimiranza. Ed è normale che i cittadini temano gli abbattimenti, se poi vedono che nelle strade restano le ceppaie.

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