"Aiutiamoli a casa nostra", il cuore della Capitale risponde all'appello: 75 romani vogliono ospitare i migranti 

Le adesioni alla campagna del I municipio: "Non ce le aspettavamo. Tantissime mail in neanche tre giorni"

Manifestazione pro accoglienza sotto Montecitorio (Foto Ansa)

Marisa scrive che ha "una stanza libera, piccola, e con il bagno condiviso. Zona Esquilino". Laura e Luigi hanno due figli, di 12 e 6 anni, e si propongono per ospitare minori non accompagnati. Angela ha uno spazio di 30 metri quadrati, e sarebbe disponibile per accogliere una donna al Flaminio. I nomi sono di fantasia, per ovvie ragioni di privacy, ma i contenuti sono quelli di circa 75 adesioni, reali, alla campagna lanciata dal I municipio "Aiutiamoli a casa nostra"

Il progetto, realizzato in collaborazione con la Comunità di Sant'Egidio, il Consiglio Italiano per i Rifugiati, Refugees Welcome, dà la possibilità ai cittadini di accogliere a casa quei migranti rimasti esclusi dal circuito di accoglienza, anche per effetto del decreto sicurezza del Governo Conte. Una risposta al caso degli stranieri allontanati senza preavviso dal Cara di Castelnuovo di Porto, e dei rifugiati rimasti bloccati per giorni sulla nave dell'Ong Sea Watch, a largo di Siracusa.  

In neanche 48 ore, la mail per le adesioni si è riempita. "Non ce lo aspettavamo così, perché decidere di dividere i propri spazi con un migrante è una scelta complessa. Pensavamo certo che sarebbe arrivate offerte, ma piano piano". Emiliano Monteverde, assessore alle politiche sociali del I municipio, scorre lo schermo del computer con grande soddisfazione. C'è un po' di tutto nella casella di posta creata ad hoc.

Single, anziani, famiglie con bimbi, anche piccoli. "Noi potremmo ospitare un bambino nella stanza di nostro figlio" scrive Annamaria. Giulio, 60 anni, ha già un'idea anche per il percorso lavorativo e l'inclusione del migrante: "Mia madre di 80 anni avrebbe bisogno di qualcuno che si occupasse di lei". E quei romani che non possono ospitare in casa vogliono mettersi comunque a disposizione "per fare qualcosa". Dai semplici contributi in denaro a competenze che ai nuovi arrivati potrebbero certamente servire, come l'insegnamento della lingua italiana.   

"A breve faremo una selezione e convocheremo le famiglie" spiega Monteverde. L'iter dell'esperimento di accoglienza prevede un sopralluogo nelle case degli aderenti, dei colloqui tra questi e le associazioni che gestiscono il progetto e che si occupano in toto del percorso di inclusione per gli accolti, con corsi di formazione e occasioni di impiego lavorativo. 

È un'accoglienza a tempo determinato, che in sè non può risolvere il problema, ma lancia un segnale. C'è una Roma che apre le porte di casa propria. Senza muri di paure e preconcetti. "E' una risposta di cuore che ci entusiasma molto" commenta Monteverde. "Di cuore ma non solo, anche di testa. Capire che l'accoglienza e l'inclusione sono presupposti necessari per la sicurezza". 

All'iniziativa hanno aderito i Genitori della scuola Di Donato, il Cies onlus, il Celio Azzurro, il Centro Astalli, la falegnameria Lignarius, Arciragazzi, e A Buon Diritto. Di seguito tutte le informazioni per chi volesse unirsi alla catena di solidarietà. 

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